18082017Headline:

Bersani propone consultazioni inconsulte!

Pierluigi Bersani a sostegno della candidatura di Rosario Crocetta

Dal dizionario della lingua italiana la parola INCONSULTO viene così definita: “Fatto senza riflettere, in modo avventato, temerario, imprudente: atto, gesto i.; un’impresa inconsulta.”

Quando penso a un atto compiuto in modo “inconsulto“, mi viene in mente Pierluigi Bersani con il suo blando, fiacco e insulso tentativo di formare un governo. Impresa tutt’altro che coraggiosa, al contrario, quindi, di quanto proclamato da molti nel PD, a partire dallo stesso Stefano Fassina, bensì assolutamente irresponsabile. Dopo un mese di Tv e nella rete, dove molti del PD hanno gridato contro il M5S additandolo come irresponsabile, ora tocca al segretario PD essere tacciato, almeno dal sottoscritto, quale il re degli irresponsabili.

Qui non si parla di destra o di sinistra, non si parteggia per l’uno o per l’altro, non si vuole criticare qualcosa o qualcuno se prima non si conosce quel che fa e dice, ci mancherebbe altro. Qui stiamo parlando del governo del paese e, se non hanno ancora cambiato le regole costituzionali, per crearlo serve una maggioranza qualificata (cioè leggermente più del 51%, causa rischi di probabili ed eventuali assenze temporanee di parlamentari nel corso della legislatura) al fine di formare un esecutivo serio, forte, che possa garantire le riforme al paese, quelle giuste e necessarie. Attualmente non siamo nelle condizioni di fare melina o tergiversare prevedendo leggi e leggine di nessun conto, come gli oltre 600 disegni di legge insulsi e improponibili presentati finora dai singoli parlamentari (tanto per dimostrare che loro lavorano sodo mentre quelli del M5S, non presentando nulla, sono dei fancazzisti). Oggi Bersani deve avere, come unico scopo, l’ottenimento della fiducia da parte di entrambi i rami del Parlamento: Camera e Senato. Alla Camera passi, Bersani ha numeri sufficienti per ottenere la fiducia, anche se esistono molti mal di pancia fra i deputati del PD e, quindi, non è una probabilità che potrà essere data per scontata nemmeno lì. Al Senato, invece, non c’è maggioranza, e non è da oggi che lo sappiamo in tanti, è chiaro a tutti che la vicenda del Senato è complicatissima in modo estremo.

Bersani punta su Beppe Grillo, e poi su… Mario Monti, cioè il classico Diavolo e l’Acqua Santa (non è indispensabile conoscere chi è l’uno e chi è l’altro). Chissà cosa gli frulla in testa! Il M5S ha sempre precisato che non gli voterà mai la fiducia, né a lui né ad altri, adesso non può pensare che le cose cambino di una virgola. Anche solo illudersi che la decina di cinquestellati, che incidentalmente hanno votato Pietro Grasso, possano ripetere l’errore commesso, direi abbastanza ingenuamente, e votino la fiducia proprio a lui, uno dei pezzi della vecchia nomenclatura di palazzo, è follia allo stato puro! Prima delle elezioni Bersani e i suoi hanno sputtanato Grillo ovunque, senza esclusioni di colpi, un minuto dopo, invece, lo hanno stalkizzato, richiamandolo alla responsabilità politica, visto il momento delicato. Piacerà o meno a chiunque, ma la dignità personale e politica va sempre rispettata, quindi, è comprensibile che Grillo e i suoi parlamentari vedano di brutto occhio chi prima li ha attaccati e criticati ferocemente e poi li lodano, usando un voltafaccia da circo. Si capisce lontano un miglio che questa stalkinizzazione è una strategia spicciola e di basso profilo politico/morale. Bersani dica la verità, ha paura di dover fare quello che cerca disperatamente di evitare: l’inciucio PD-PDL. Ma proseguire oltre, insistere alla ricerca di un appoggio improbabile quanto impossibile con il M5S, è da sconclusionati e, appunto, da irresponsabili. Sarebbe un fatto compiuto senza riflettere, in modo avventato, temerario, imprudente. In pratica, inconsulto.

Grillo dica cosa vuole fare!“, chiedeva Bersani. “Sei un morto che parla“, gli rispondeva Grillo. “Che me lo venga dire in Parlamento“, rilanciava Bersani. La contro-risposta di Grillo non s’è fatta attendere quando nel suo blog appare un post di questo tono: “Bersani è uno stalker politico. Da giorni sta importunando il M5S con proposte indecenti invece di dimettersi, come al suo posto farebbe chiunque altro. E’ riuscito persino a perdere vincendo. Negli ultimi venti anni il Pd ha governato per ben 10 anni e nell’ultimo anno e mezzo ha fatto addirittura il governissimo con il pdl votando qualunque porcata di Rigor Montis. Strette di mano e abbracci quotidiani tra Alfano e Bersani alla Camera, do you remember? Il M5S non darà alcun voto di fiducia al Pd (nè ad altri).” 

Ma, allora, perché Bersani si muove in modo così inconsulto? Perché il Capo dello Stato lo avrebbe incaricato?

In effetti, Bersani non ha un vero e proprio incarico da Presidente del Consiglio, anche questa è una notizia leggermente sfasata dai giornali e Tv. Napolitano gli ha solo conferito un “mandato esplorativo” propedeutico alla formazione di un governo che, però, possa contare su numeri certi e qualificati. La differenza è che un mandato esplorativo, se non riesce, non fa succedere nulla, la vicenda torna in mano al Capo dello Stato che potrebbe incaricare altri. Mentre l’incarico formale a Presidente del Consiglio presuppone la formazione effettiva di un governo, con l’indicazione dei ministri e la predisposizione del programma da presentare alle Camere per ottenere la fiducia. Di certo, siamo ancora ben lontani da questa seconda ipotesi.

Fatto sta che, a consultazioni nemmeno avviate, si sono aperti nuovi e oscuri fronti contro il povero Bersani. Oltre a delinearsi, sempre più chiaramente, lo scenario già conosciuto e che riguarda la decisione del M5S di non votare la fiducia a una qualsiasi ipotesi di governo formata da altri che non siano loro stessi, stanno nascendo altre incognite che rischiano di affossare comunque Bersani, e non solo come premier, bensì l’intera sua leadership.

Mentre Berlusconi è lì che grida, tutto saltellante (forse per farsi vedere meglio), “Senza di me, al voto!”, anche Mario Monti sembra caldeggiare l’idea che senza il PDL non si può stare, sicuramente non è disponibile a una fiducia votata dai soli PD e M5S. Questo passaggio lo ha precisato anche Montezemolo di Italia Futura, indicando un fatto che l’alleanza di governo deve avvenire necessariamente con l’appoggio del PDL quando, nel sito del movimento, dichiara: “Quello che serve all’Italia è esattamente il contrario di un governicchio costretto a rincorrere i singoli voti, accontentando ogni pulsione populista pur di vivacchiare. Quello che serve all’Italia è un “governo di scopo” che abbia una largo consenso parlamentare, sulla base di un trasparente patto politico con il PdL e con altre forze disponibili, e che metta al centro poche, chiare priorità per far ripartire l’economia e sanare almeno parzialmente il baratro che separa cittadini, istituzioni e politica.”

Non bastassero le rogne di Bersani, sembra che anche il fronte del PD si stia sgretolando, rendendo il segretario sempre più isolato e debole. Da un lato ci sono i renziani che caldeggiano un accordo con il PDL, da un altro lato ci sono oltre cento parlamentari che non voterebbero mai l’ipotesi di una eventuale fiducia a Pietro Grasso, se dovesse fallire il tentativo di Bersani, Cosa questa sempre più inevitabile.

L’unica soluzione praticabile, piaccia o meno a Bersani e al PD, è solo quella dell’inciucio che piace tanto a Grillo e che lo ha strategicamente professato fin da subito: PD-PDL, e anche Monti. Consultazioni a dir poco inconsulte, visto che sono naufragate ancor prima di iniziarle e un Bersani inconcludente, come e più della sua NON campagna elettorale.

E’ così che si diventa irresponsabili, cioè quando si crede di fare senza sapere… che fare.

Leave a Reply

You must be Logged in to post comment.