23112019Headline:

Chi ha paura del ‘voto’ cattivo?

L’idea di elezioni anticipate sta via via scomparendo, e rischia di rendere vano il maldestro tentativo di Salvini di capitalizzare il successo elettorale europeo.

Matteo Salvini ha sbagliato i conti, lui pensava che il M5S non avrebbe mai fatto ‘comunella’ con altri, tanto meno con il PD da sempre odiato. Adesso ha capito che il suo atteggiamento sta determinando, invero, una nuova e strana maggioranza (com’era pure quella di prima, a dire la verità); una coalizione che potrebbe persino arrivare a fine legislatura: M5S e PD.

Il fatto è abbastanza logico, e c’è un detto che potrebbe riassumere la situazione politica di oggi: i deboli si uniscono per evitare che i forti possano renderli ancor più deboli.

Da un lato la Lega ha ottenuto alle europee un risultato politico innegabile, un successo anche oltre le aspettative, stesso dicasi per Fratelli d’Italia della Meloni, mentre tutti gli altri sono precipitati in caduta libera, M5S in primis. Il PD e LeU non hanno certo brillato e Forza Italia sta persino messa peggio. Vista la scissione recente di Toti con il suo movimento “Cambiamo”, che sta attirando velocemente parecchi ex forzisti stanchi del niente che è orami diventata FI, il partito di Berlusconi rischia ora la sua estinzione.

Quindi, a chi giova le elezioni anticipate?

Come detto, a parte Salvini, che conta ancora su una buona percentuale, anche se è stato offuscato dal pesante ‘asfaltamento’ ricevuto da Conte in Senato il 20 u.s., troviamo la Meloni. Gli altri non ci pensano affatto, anzi, ne hanno terrore pieno.

I motivi sono molti. Partendo dai grillini c’è un calo dei consensi generato dai numerosi proclami andati a vuoto e le chiare ‘giravolte’ su vari temi importanti (esempio la dichiarazione in merito alla sconfitta della povertà, La TAP e la TAV, etc.), poi esiste l’incognita della stupida regola dei due mandati; se applicata, tale norma sostituirebbe il 90% dei deputati e senatori attuali del M5S, compreso il capo politico Di Maio, e quindi andrebbero a casa dopo nemmeno un quarto di legislatura, costretti poi a trovarsi un nuovo lavoro. I nuovi, che arriveranno nei banchi parlamentari del M5S, saranno così imbranati che potrebbero solo scaldare le poltrone, altro che aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno…

Il PD è ‘litigarello’ da anni, si divide su tutto, figuriamoci se non si divide su chi allearsi. E infatti parlano tutti meno che il segretario. Sono tornati in forma Renzi, Gentiloni, Franceschini, Delrio, Orlando e chi più ne ha più ne metta. Su una cosa sono tutti d’accordo: andare alle urne oggi significa far vincere la destra di Salvini e Meloni, dove Berlusconi sarà della partita solo perché non saprebbe dove e con chi altro andare.

Il M5S, che prima di Salvini era chiaramente contrario a fare alleanze, ora sta valutando la seconda strana e pericolosa coalizione, ma questa volta con il PD di Zingaretti, oltre ai vari Renzi, Boschi, Zanda, Delrio e via discorrendo. Tutti soggetti da sempre ‘nemici’ giurati dei grillini.

“Non si abbandona la nave, il paese ha bisogno di un governo”, dicono i grillini.

E così, usando le classiche “frasi fatte” sulla responsabilità politica, si cerca di arginare non tanto il pericolo di elezioni anticipate, dove tutti dicono di non aver paura, bensì il ‘cappotto’ che subirebbero dai Salvini e Meloni di turno. Diciamolo, è questa la paura principale da parte del M5S e del PD, nient’altro che questo.

Ed ecco che appare all’orizzonte un nuovo futuro politico per il paese, M5S e PD cercano di siglare una nuova maggioranza per formare un governo di legislatura o, quantomeno, di scopo. Dopo aver ascoltato tutte le forze politiche, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha dato tempo affinché questa opzione possa realizzarsi e prendere vita. Mattarella ha visto la reale possibilità di una nuova alleanza, ma se non ci sarà accordo l’unica soluzione alla crisi politica sarà la chiamata per nuove elezioni.

E se questa nuova alleanza sarà sancita, Salvini subirà una sconfitta epica, questo minerà la sua tenuta politica nel Paese. Di contro, sarà la fine del M5S se dimostrerà di aver sbagliato di nuovo le alleanze nel caso in cui il PD faccia esattamente come la Lega. Perché il M5S non ha dimostrato di essere una forza di governo, al massimo potrebbe fare una buona opposizione, ma non è ancora pronto per governare.

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