23092017Headline:

Ci fu un tempo quando era la Germania a NON onorare gli impegni

Germania salvata

La Germania, che tanto parla di austerità dando lezioni a destra e a manca, è andata in default due volte in un secolo e le sono stati condonati i debiti di due guerre mondiali per consentirle di riprendersi. Fra quei Paesi che le hanno permesso di rialzarsi, di fatto condonandole integralmente i debiti, c’era principalmente la Grecia, com’anche l’Italia.

Dopo la I Guerra Mondiale ci fu chi sostenne che il conto, chiesto dai vincitori agli sconfitti tedeschi, avrebbe reso impossibile alla Germania di rinascere. L’ammontare del debito di guerra equivaleva, in effetti, all’intero PIL tedesco.

Per questo, a suo tempo le fu interamente condonato.

Anche se “graziata”, la Germania arrivò comunque al grande default nel 1923, con una tale iperinflazione che distrusse la repubblica tedesca. A quel tempo Adolf Hitler si rifiutò di onorare i debiti (un po’ come Tsipras sta facendo adesso, ndr). Le risorse, così risparmiate, Hitler le investì per la rinascita economica e, purtroppo per il mondo, per riarmare la Germania. La conclusione fu, com’è noto, la II Guerra Mondiale, anche ben peggiore della prima.

La Germania venne nuovamente sconfitta e in seguito i tedeschi chiesero, per la seconda volta, un nuovo ed enorme quantitativo di denaro da parte di numerosi Paesi. L’ammontare complessivo del suo debito aveva raggiunto i 23 miliardi di dollari (di allora, ndr). La Germania sconfitta non avrebbe mai potuto pagare i debiti accumulati in due guerre, peraltro da essa stessa provocate.

Mentre i sovietici pretesero e ottennero il pagamento della somma loro spettante, fino all’ultimo centesimo, ottenuta anche facendo lavorare a costo zero migliaia di civili e prigionieri, il 24 agosto 1953 ben 21 Paesi (Belgio, Canada, Ceylon, Danimarca, Grecia, Iran, Irlanda, Italia, Liechtenstein, Lussemburgo, Norvegia, Pakistan, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, Repubblica francese, Spagna, Stati Uniti d’America, Svezia, Svizzera, Unione Sudafricana e Jugoslavia), firmarono a Londra un trattato che le consentirono di dimezzare il debito del 50%, da 23 a 11,5 miliardi di dollari, dilazionandolo in ben trenta (30) anni.

Fu così che la Germania evitò il default, che era ormai un dato di fatto.

Ma non è finita qui.

L’altro 50% avrebbe dovuto essere rimborsato dopo la riunificazione delle due Germanie. Nel 1990, però, il cancelliere Kohl si oppose alla rinegoziazione dell’accordo in quanto era evidente che avrebbe procurato un terzo default alla Germania.

Generosi (o stupidi?), come sempre, sia l’Italia che la Grecia acconsentirono di non esigere il dovuto.

Nell’ottobre 2010, cioè quando ha iniziato a dare lezioni a destra e a manca, la Germania ha terminato di rimborsare i debiti imposti dal trattato del 1953 con il pagamento dell’ultima trance di circa 70 milioni di euro. L’accordo di Londra, quindi, ha favorito la Germania come pochi. Se non ci fosse stato un aiuto dei 21 Paesi, contro molti dei quali la Merkel si scaglia spesso, i tedeschi avrebbero dovuto rimborsare debiti per altri cinquanta anni e, soprattutto, non sarebbe stato uno dei più forti Paesi d’Europa.

La Merkel dovrebbe ricordarsi e considerare meglio la storia del suo Paese che, tra l’altro, ha subito e procurato difficoltà ben maggiori del “danno greco”. Oggi, invece, la “Grande Germania” si scaglia contro tutto e tutti, ma è soprattutto contro l’Italia e la Grecia che fa la voce ancor più grossa. Proprio contro quei Paesi dai quali ha ottenuto il dimezzamento delle somme dovute per i disastri provocati con la prima e la seconda guerra mondiale. La Grecia, oggi come nel 1953, era molto povera, eppure ha aiutato i tedeschi senza reclamare alcunché, pur essendo stato un Paese “aggredito” dalla Germania meno di un decennio prima.

La Storia dovrebbe far riflettere.

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