18102017Headline:

Con la Grecia ha fallito l’Europa

Se la Grecia fallisce, una buona parte della colpa sarà dell’Europa, del FMI e della BCE.

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Manifestazione a favore del nuovo governo della Grecia di fronte al Parlamento ad Atene, 5 febbraio 2015. (REUTERS/Yannis Behrakis)

Manifestazione a favore del nuovo governo della Grecia di fronte al Parlamento ad Atene, 5 febbraio 2015.
(REUTERS/Yannis Behrakis)

Ancora un altro fallimento in occasione della riunione dei ministri delle finanze della zona euro rispetto al problema Grecia. Ora Atene si trova a dover affrontare due rischi mortali: da una parte l’ultimatum dei creditori europei; dall’altra dovrà sostenere le giornate di estrema difficoltà delle banche elleniche. La riunione di giovedì 18 giugno dell’Eurogruppo si è conclusa senza un accordo, a questo punto è iniziato il conto alla rovescia. Il Consiglio europeo ha convocato in extremis un vertice dei capi di stato per lunedì prossimo. UE, FMI e BCE avvisano Atene che non sarà possibile garantire che le banche greche aprano le loro porte la prossima settimana. La Grecia deve pagare 1,6 miliardi di euro alla fine del mese al FMI, il piano di salvataggio attuale scade il 30 giugno e la fuga di capitali ha raggiunto una tale velocità che suggerisce il peggio. Solo questa settimana i greci hanno ritirato circa 3 miliardi di euro dalle banche; dal mese di novembre 2014 gli istituti di credito ellenici hanno visto il ritiro di un quarto dei loro depositi. Per questo motivo il governo di Atene potrebbe decidere di effettuare il controllo sui capitali, se tale emorragia non si ferma, costringendo le banche a chiudere gli sportelli. Siamo più vicini all’abisso, quindi, che non di fronte a un probabile accordo. La crisi greca sembra si stia avvicinando pericolosamente al suo epilogo. Il ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis ha chiesto ai greci di pazientare e di restare calmi, assicurandoli che una chiusura delle banche “non dovrebbe verificarsi” e, nel contempo, accusa l’Eurogruppo di creare allarmismo per indurre Atene alla firma o per costringerla al fallimento.

Eppure entrambe le parti non sono poi così distanti. La Grecia sostiene che è pronta a onorare tutti gli impegni, ma l’offerta europea richiede un nuovo ciclo di austerità, e questo Atene lo considera inaccettabile perché si incorre negli errori del passato, al periodo in cui la Troika ha contribuito alla devastazione del paese. Inoltre, la “parola magica” viene ripetuta fino all’ossesso: RIFORME. Le istituzioni, ex Troika e gli stessi partner europei, insistono sul fatto che, anche dopo tutto quello che il paese ha passato, la Grecia ha bisogno di ancora più riforme. Il piano europeo è un errore perché la situazione della Grecia di oggi è diversa da quella di ieri e qualcuno se ne dovrà fare una ragione. Alexis Tsipras ha vinto le elezioni con un programma politico opposto a quanto chiede l’Europa. Syriza, il partito di maggioranza al governo, vuole la fine dell’austerità e ottenere la riduzione del debito. Possiamo essere concordi o meno, ma la vicenda sta tutta nel prendere atto che una stagione si è conclusa e se ne deve aprire per forza un’altra. Le parole magiche “riforma, default, fallimento, crack, grexit” e altre similari, non destano più alcun timore ai greci, ormai stremati da anni di crisi e austerità. Tutti sembrano scagliarsi contro il controverso ministro delle finanze Varoufakis, ed è anche vero che lui non piace alle istituzioni europee, ma molti economisti di fama mondiale hanno la sua stessa incontrovertibile visione: il debito greco è insostenibile.

In fondo, la Grecia chiede la possibilità che il piano preveda i giusti investimenti affinché il paese si riprenda dalla recessione e che si giunga a una ristrutturazione del debito, come fu per la Germania in un tempo nemmeno così tanto remoto.

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