21082018Headline:

Cuba, Iran e la ‘buffonata’ dell’accordo storico

Quando si grida al mondo di aver raggiunto un accordo storico, spesso si mente sapendo di mentire.

Iran-Cuba

Cuba e Iran

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Gli Stati Uniti hanno siglato un accordo storico con…”.

Questa frase rimbomba sovente in tutti i quotidiani e le TV del mondo, e sono sempre gli Stati Uniti quelli che fanno gli accordi migliori, anche se i protagonisti di un contratto solitamente sono più soggetti, come è ovvio. Sia l’accordo con Cuba che quello con l’Iran sembrano essere di portata storica, ma qualsiasi intesa nasconde interessi che non sempre si conoscono e, a volte, chi li sottoscrive mente sapendo di mentire. Per cui è per lo più propaganda e una questione di immagine per alcuni e un vantaggio enorme per altri, ma non è mai un interesse per l’Umanità.

Fine dell’embargo nei confronti di Cuba

Barack Obama e Raul Castro

Barack Obama e Raul Castro

Cuba ha ottenuto la fine dell’embargo che durava da decenni (55 anni per essere pignoli), è stata cancellata dall’elenco dei ‘brutti e cattivi’ del mondo, secondo gli americani, e ora si possono avviare relazioni diplomatiche fra i due paesi. Per i cubani è importante sviluppare transazioni commerciali con gli Stati Uniti, ne hanno la necessità, al contrario degli americani che avranno da Cuba poco o nulla in cambio .

Raul Castro, un minuto dopo aver sottoscritto lo ‘storico’ accordo, rivendica con forza il territorio di Guantanamo (117 chilometri quadrati) e persino il riconoscimento dei danni economici, pari a centinaia di miliardi di dollari, che gli Stati Uniti hanno causato al suo paese a seguito di anni d’embargo. Inoltre, Cuba mantiene intatta la sua politica ispirata ai principi comunisti e rimane inalterata la sua idea anti-americana.

In cambio gli Stati Uniti hanno ricevuto: buone relazioni diplomatiche e la possibilità per gli americani di prenotare stupende vacanze cubane. Magari potranno agevolmente incrementare il turismo sessuale, tanto caro a noi occidentali quando si pensa a Cuba, in modo da esportare il nostro magnifico modello democratico anche in quell’area e nella speranza di non trasmettere invece le classiche malattie veneree a quella popolazione. È un po’ poco, ma per gli Stati Uniti è preferibile avere un confinante ricco e tranquillo piuttosto di una Cuba tumultuosa e impoverita.

L’accordo con l’Iran

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Va premesso un fatto storico ineccepibile, gli Stati Uniti d’America sono l’unica nazione al mondo che ha fatto un uso intenzionale di ordigni nucleari contro un altro paese. Anche se il nemico va logicamente combattuto (in guerra e in amore tutto è permesso), le due bombe atomiche americane, sganciate su obiettivi civili a Hiroshima e a Nagasaki in Giappone, hanno causato migliaia di morti innocenti, devastato intere città (anche limitrofe) e hanno minato l’equilibrio dell’ecosistema dell’area a causa delle radiazioni ionizzanti che rimangono latenti nell’atmosfera per almeno diecimila anni. Risulta strano, e se non fosse drammatico potrebbe apparire persino comico, che proprio gli Stati Uniti abbiano ‘timore’ che altri possano dotarsi di ordigni nucleari visto che, fino a prova contraria, nessuno al mondo li ha mai usati, né prima né dopo di loro. Ed è ancora più strano che proprio una nazione, altamente nuclearizzata e potenzialmente pericolosa perché ha già dimostrato di essere in grado di usarle senza farsi venire tanti sensi di colpa, anzi, rimarcando in ogni occasione che loro sono ‘esportatori di democrazia e libertà’, imponga ad altri di fare l’esatto contrario.

Comunque sia, sorvolando su questa ‘trascurabile’ premessa, l’accordo siglato dall’Iran e dalle sei maggiori potenze mondiali si presta a interpretazioni per lo più pessimistiche. Teheran congela ma non elimina il suo programma nucleare, in cambio l’Iran è stata in grado di farsi togliere le sanzioni che l’hanno isolata dal resto del mondo per decenni, guadagnando di colpo 100 miliardi di dollari di capitali sbloccati a seguito dell’embargo.

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il Re arabo Salmān bin ʿAbd al-ʿAzīz.

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il Re arabo Salmān bin ʿAbd al-ʿAzīz.

L’Iran ha la capacità di costruire la bomba atomica, solo che non la potrà realizzare per dieci anni. Non è chiaro cosa succederà dopo tale termine, l’accordo non lo cita, ma accenna alla possibilità ONU di effettuare verifiche agli impianti nucleari iraniani. Verifiche, quindi, non ‘limiti‘, il che non è un fatto irrilevante. L’intesa più che storica, sembra sia una ‘buffonata’, ed è così che l’ha definita, a ragion veduta, il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, oltre a sottolineare l’importanza storica dell’accordo con l’Iran, ha dichiarato che “Ora il mondo è più sicuro”. Per Barack Obama ora il Medio Oriente è più sicuro, più pacifico, più tranquillo, e lo dice uno che ha preso il premio Nobel per la Pace, quindi non l’ultimo ‘pirla’ che passa per la strada.

Non c’è che dire, Obama continua imperterrito a fare, della politica estera, il suo punto di forza, ma gli riesce sempre male perché le premesse sembrano prendere una strada diversa, se non addirittura opposta. Se da un lato sembra siano stati calmati i ‘bollenti spiriti’ iraniani, dall’altro insorgono Israele e Arabia Saudita, due paesi ‘amici e alleati’ degli Stati Uniti che, tra l’altro, la bomba atomica ce l’hanno da tempo immemore e non sono certo da meno degli americani nell’usarla senza tanti complimenti.

Anche sul pensiero dei ‘bollenti spiriti’ iraniani Obama si sbaglia di grosso. L’ayatollah Ali Khamenei, in un discorso pronunciato per la fine del Ramadan, è intervenuto anche in merito all’accordo precisando meglio il suo punto di vista: “La Repubblica islamica non rinuncerà comunque a sostenere i suoi amici nella regione, i popoli oppressi di Palestina, Yemen, Siria, Iraq, Bahrein. L’intesa non cambierà la politica iraniana nei confronti dell’arrogante governo americano”. Ma non basta, Khamenei ha concluso il suo discorso con un augurio: “Teheran non vuole la guerra, ma qualora ci fosse, gli Stati Uniti ne uscirebbero ‘umiliati’. Morte all’America, morte a Israele”. Infine, nelle piazze di Teheran gli iraniani festeggiavano la firma dell’accordo bruciando le bandiere americane e israeliane.

In pratica, l’accordo storico di Obama, quello che dovrebbe farci sentire tutti più al sicuro, ha scatenato i nemici di sempre dell’Iran, cioè Israele e Arabia Saudita, con l’unica differenza, rispetto a prima, che questi ultimi condannano gli Stati Uniti per aver creato le condizioni di un pericoloso conflitto in Medio Oriente. In pratica sta avvenendo l’esatto contrario di quanto asserito da Obama. Il presidente americano è riuscito, in un solo colpo, a inimicarsi gli alleati di sempre, Israele e Arabia Saudita, mentre l’odio iraniano nei confronti degli Stati Uniti resta sempre acceso, e mai si sopirà per i motivi storici meglio precisati alla fine di questo articolo.

Quindi Obama ha ragione: è proprio un accordo storico!

L’odio iraniano nei confronti degli USA

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In una manifestazione gli iraniani strappano la bandiera americana (a volte la bruciano)

Nel 1953 gli Stati Uniti, assieme alla Gran Bretagna, spensero il primo esperimento democratico, faticosamente avviato dall’Iran, con un colpo di Stato che ha permesso il ritorno al potere della Dinastia dei Pahlavi, cioè coloro che avevano oppresso il Paese fin dal 1925. Il dissenso popolare fu così alto che portò il popolo iraniano a insorgere fino a quando, nel 1979, riuscirono a destituire i Pahlavi e a istituire la Repubblica Islamica dell’Iran. Da allora gli Stati Uniti convinsero l’ONU a stabilire l’embargo all’Iran e a imporre loro sanzioni durissime.

In pratica, gli iraniani vennero puniti dagli ‘esportatori di democrazia e libertà’ per essersi liberati dalla dittatura statunitense e per aver costituito democraticamente una nuova Repubblica. Forse gli iraniani hanno un po’ di ragione da vendere, sempre che il recente accordo non abbia cambiato anche la Storia.

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