22062018Headline:

Dopo la svolta di Salerno nel ’44, ora ne servirebbe un’altra

SvoltaSalerno

Ogni tanto la storia ci può sorreggere, nelle difficili decisioni sociali e politiche, dandoci indicazione della strada da seguire, basandosi su esperienze risolutive del passato che ci hanno potuto aiutare a superare le difficoltà, a volte anche enormi.

Oggi viviamo politicamente un grande problema che potrebbe addirittura minare le basi democratiche del nostro paese: la testardaggine di Bersani. Lui ripropone la stessa soluzione di un mese fa dichiarando anche oggi di voler governare con il M5S (che ormai non sa più come dirgli di no) e, soprattutto, che nessuna alleanza sarà possibile con il PDL. Forse spera nel conferimento di un nuovo incarico da parte del futuro presidente della Repubblica o forse che il M5S ci ripensi o, peggio ancora, che i parlamentari del M5S si rompano e che possano vedere in lui l’incarnazione del “rinnovamento e cambiamento”. Nessun governissimo con il PDL, quindi, al massimo solo alleanza con M5S oppure… nient’altro!

Sapendo che non vi sono alternative al “nient’altro” tale cocciutaggine è molto vicina all’idiozia. Bersani, poiché non è stupido, dovrebbe avere chiaro che in, questa drammatica situazione economica e sociale, la sua posizione equivale allo stallo. Di conseguenza, l’alternativa al “nient’altro” sono esclusivamente nuove elezioni che, tra l’altro, lui per primo non vuole per paura della probabile affermazione di Matteo Renzi.

Adesso chi è irresponsabile?

L’ipotesi che alcuni parlamentari del M5S siano in dissenso con Grillo è una fandonia. Infatti, chi vorrebbe mai votare la fiducia a un Bersani così debole, battuto, deriso da tutti per le consultazioni beffa e persino contestato anche all’interno del suo stesso partito?

Bersani non ha certo la caratura di un Palmiro Togliatti quando nel 1944, caduto il fascismo e su impulso dell’Unione Sovietica, riuscì a trovare un compromesso tra partiti antifascisti per consentire la formazione di un governo di unità nazionale al quale partecipassero i rappresentanti di tutte le forze politiche presenti nel Comitato di Liberazione Nazionale. Togliatti accantonò la questione ideologica e istituzionale e diede vita a un compromesso accettando la mediazione di Enrico De Nicola concernente il trasferimento di tutte le funzioni direttive a Umberto di Savoia, quale Luogotenente del Regno e l’indizione di una consultazione elettorale per un’Assemblea Costituente e la scelta della forma dello Stato solo al termine della guerra. La svolta di Togliatti fu accolta malissimo dagli altri due partiti di sinistra del Comitato di Liberazione Nazionale, il Psiup di Nenni e di Basso e il Partito d’azione di La Malfa e Valiani. Nenni e i socialisti erano decisi a porre in essere una rivoluzione sociale e per una rottura radicale col passato. Anche La Malfa e i dirigenti del Partito d’azione sostenevano una prospettiva rivoluzionaria a fondamento etico-politico per la formazione di una nuova Italia democratica, fondata su una pregiudiziale repubblicana sostenuta anzitutto, ma non solo, dai tre partiti di sinistra del Cln: socialisti, comunisti, azionisti.

La svolta di Salerno si collocava nel quadro dell’alleanza di guerra antinazista e antifascista, che avrebbe portato a una vittoria delle forze alleate, ancora incerta prima della battaglia di Stalingrado. Così facendo i governi, allora formati dai partiti antifascisti del C.L.N., pur tra forti contrasti interni, hanno permesso di condurre l’Italia fuori dalla disfatta dell’8 settembre ’44 e dallo sfacelo che si rischiava in una guerra civile.

Anni dopo, pur in presenza di momenti di tensione drammatici, quale la guerra fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica, la svolta di Salerno ha determinato in Italia la nascita di una Repubblica democratica e del nuovo stato sociale di diritto, fondato su una Costituzione che resta tra le più avanzate del mondo, nonostante il diverso parere che da tempo traversa il panorama politico nazionale.

Oggi non siamo in guerra, ma rischiamo molto di più di allora. A quel tempo uscivamo da un conflitto mondiale disastroso, ma il popolo era unito da uno spirito comune: l’antifascismo, quale valore dei più forti. Questa ideologia ci ha garantito la forza di superare quegli ostacoli che si ritenevano insuperabile e impossibili. Gli anni seguenti videro nascere nuove divisioni politico-sociali, ma furono comunque di rinascita, serenità e, perché no, anche di gioia.

Ora, come allora, servirebbe una svolta.

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