22082017Headline:

È nata l’Unione Economica Euroasiatica

Bandiera dell'Unione Euroasiatica

Bandiera dell’Unione Euroasiatica

Non è stato dato molto risalto a un’iniziativa che, quasi certamente, cambierà il volto dell’intero pianeta. Pochi mesi fa (maggio 2014) i leader di Russia, Bielorussia, Kazakistan e Armenia hanno firmato il Trattato sull’Unione Economica Euroasiatica.

Un documento che segna una svolta storica per quanto riguarda le relazioni politiche ma soprattutto commerciali tra paesi divisi dai tempi dell’Urss.

In una nota del Cremlino si legge che l’obiettivo dell’Unione è:

  • garantire la libera circolazione delle merci, dei servizi, dei capitali e della forza lavoro;
  • condividere una politica comune nelle aree chiave dell’economia: energia, industria, agricoltura e trasporti.
Eurasian Economic Union (orthographic projection)

Eurasian Economic Union (orthographic projection)

Il giorno della firma del trattato, ai giornali russi il presidente Vladimir Putin aveva dichiarato:

“Stiamo creando insieme un poderoso centro attraente di sviluppo economico, un grande mercato di interesse regionale che raccoglie più di 170 milioni di persone. La nostra Unione dispone di risorse naturali immense.”

Potrebbe essere un’opportunità per il vecchio continente, ciò non è un fatto scontato per via delle sanzioni imposte alla Russia per la vicenda Ucraina. La portata di questo trattato, però, sfugge a molti, è innegabile che la Russia di Putin sogni di tornare a essere l’attore principale delle politiche mondiali, un po’ com’era ai tempi della vecchia URSS, ma questa volta con un qualcosa in più: le risorse naturali “immense” e uno spiccato senso degli affari “capitalistici” posseduto dai leader firmatari dell’accordo.

Il governo USA ha tentato di rallentare, o meglio, impedire tale unione. Tentativo evidentemente andato a vuoto visti i positivi sviluppi dell’Unione e l’accordo raggiunto.

In un importante dibattito, organizzato dalla Russia a ottobre 2014, il politologo Dmitrij Orlov ha dichiarato che, oltre a gli stati ex-sovietici, l’Unione eurasiatica potrebbe estendersi anche ad altri paesi che sono stati storicamente o culturalmente legati alla Russia: la Finlandia, l’Ungheria, la Repubblica Ceca, la Bulgaria, la Mongolia e, si badi bene… persino la Cina.

La sovranità dei singoli stati non è in discussione, ma l’Unione punta a un’integrazione dei sistemi fiscali e bancari, come pure al coordinamento delle politiche economiche e a una direzione comunitaria della politica estera. La sede principale dell’Unione Economica Eurasiatica è a Mosca, il suo Presidente è il russo Viktor Christenko mentre il Tribunale si trova a Minsk e un’istituzione finanziaria, che possiamo definire la “Banca Centrale”, ad Alma-Ata, il centro urbano ed economico più importante del Kazakistan.

Il trattato prevede inoltre la graduale creazione di mercati comuni del petrolio e del gas che dovranno essere formati entro il 2025 e dal 2016 nascerà il mercato comune di articoli sanitari.

Ma quando inizierà a produrre i suoi effetti il trattato dell’Unione Economica Euroasiatica?

E’ già attiva dal primo gennaio 2015!

Quindi è poco meno di un mese che l’Unione Euroasiatica ha iniziato ufficialmente a funzionare e, nel frattempo, sta già lavorando con l’obiettivo di allargare l’organizzazione. Kirghizistan, Cina, India, Vietnam e pure Israele sembrano essere interessati a farvi parte, non a caso nei prossimi mesi ci saranno incontri ad hoc per una loro eventuale adesione.

A questo punto sembra che le sanzioni dell’Europa alla Russia non abbiano ottenuto il risultato sperato, anzi, è esattamente il contrario. Mentre l’Unione Europea è a rischio deflazione e i suoi paesi membri soffrono la crisi economica, da un’altra parte del mondo, e forse fino all’estremo oriente, si aprono prospettive inimmaginabili.

Invece noi non ce ne curiamo. Si vede che abbiamo altro a cui pensare.

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