23012018Headline:

È ora di governare, ma chi e come?

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Elezioni fatte, Parlamento insediato, Presidenti e capigruppo nominati. Ora manca solo il governo, la vera grande incognita. Oggi e domani il Presidente Napolitano riceverà le delegazioni di tutte le coalizioni politiche e dovrà decidere l’impossibile: dare l’incarico a qualcuno per formare un governo.

Bersani è convinto di ricevere tale incarico in quanto sicuro di essere in grado di proporre al Parlamento un governo di minoranza, ma Napolitano ha gli obblighi della Costituzione Italiana che gli impongono di prendere strade diverse. Affidare semplicemente l’incarico a Bersani, se non riuscisse nel suo intento, significherebbe una sconfitta anche per il Capo dello Stato. Al massimo potrebbe conferirgli un incarico esplorativo e, se non riesce a formare un governo che abbia la maggioranza, allora si può sempre tornare indietro e la vicenda passa ancora tra le mani del Presidente della Repubblica.

Dalle dichiarazioni di Napolitano la sua posizione è molto chiara: Bersani, o chi altro fosse indicato dal PD (non è detto che sia proprio Bersani, ma è molto probabile), dovrà garantire numeri utili al voto di fiducia sia alla Camera sia al Senato. Se ciò non fosse possibile, il Presidente della Repubblica ha dichiarato la sua disponibilità a presentare le proprie dimissioni per agevolare il nuovo Presidente. L’ostacolo di Napolitano è di non poter sciogliere le Camere essendo all’interno del periodo denominato “semestre bianco”, quindi, è imperativo che o si formi un governo o si ritorni a votare quanto prima ma, per fare questo, occorre quello scioglimento che lui non è legittimato a decidere.

Per questo le soluzioni appaiono sempre più un naufragio della politica, sia essa di prima, seconda o terza repubblica. Le vicende sono ingarbugliate, anche andassimo a votare sempre con ilporcellum è facile intuire che, molto probabilmente, ci ritroveremo alla stessa stregua di oggi: senza una maggioranza chiara al Senato. Fatto sta che in casi simili, in ogni parte del mondo, si sarebbe previsto un governo di emergenza, cioè i partiti più grandi si metterebbero d’accordo per affrontare temi condivisi e urgenti atti al superamento delle difficoltà del paese e per trovare le soluzioni di stabilità politica in un futuro più prossimo.

Ma in Italia gli ostacoli si chiamano con molti nomi, primo fra tutti Berlusconi che, piaccia o meno ai tanti che hanno votato centrodestra, è comunque un improponibile. Chiunque, dal PD al M5S e anche la lista Monti, concorda sul fatto che Berlusconi è un ostacolo per una vera e seria svolta repubblicana. Dall’altro lato, però, nessuno può affermare che Berlusconi non abbia un discreto seguito popolare, la campagna elettorale del PDL l’ha fatta lui, e assolutamente da solo.

È un bell’impiccio che andrà sbrogliato in modo diverso dal chiedere a Berlusconi di fare passi indietro. Dopo aver lottato così aspramente in campagna elettorale e garantendo un risultato al PDL che nessuno avrebbe creduto possibile, il cavaliere ha ragione di porre le sue condizioni.

Il problema è che sono inaccettabili e irricevibili.

Concludendo, non è il M5S o una diversa legge elettorale che possono garantire stabilità al paese, bensì è urgente risolvere il problema Berlusconi, in quanto attualmente è diventato più un ostacolo insormontabile che una risorsa utile al bene del paese.

Ma la volontà popolare andrà rispettata, sempre e comunque, e su queste basi si compirà il nostro destino, qualunque esso sia.

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