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Fosse comuni a Tikrit, in Iraq, riesumati 470 cadaveri

Secondo il ministro della Salute i morti sono una responsabilità dell’allora nascente Stato Islamico durante il massacro di Camp Speicher dello scorso anno.

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Soldati sciiti durante l'assedio dell'Isis a Tikrit

Soldati sciiti durante l’assedio dell’Isis a Tikrit

In Iraq sono stati riesumati i resti di 470 cadaveri sepolti in fosse comuni a Tikrit. Come ha precisato il ministro della salute iracheno Adila Hammoud, i corpi potrebbero appartenere a coloro che vennero barbaramente uccisi nel famoso massacro di Camp Speicher lo scorso anno, poco prima dell’annuncio della nascita del “califfato”. Era il 12 giugno 2014 quando un gruppo di terroristi armati, che poi si venne a sapere che erano uomini del nascente Stato Islamico, catturarono centinaia di giovani soldati sciiti da Camp Speicher e li uccisero al di fuori della città di Tikrit.

Nelle sanguinose immagini, che a quel tempo apparivano su internet, si vedevano quei giovani in ginocchio e in fila in attesa di essere giustiziati dai miliziani jihadisti. Alcuni dei corpi sono stati gettati nel fiume Tigri, mentre altri furono sepolti in fosse comuni. Lo Stato Islamico allora aveva annunciato pubblicamente l’uccisione di 1.700 miliziani sciiti, il che rende la cosa come la peggiore atrocità commessa dallo Stato Islamico nella regione. Le autorità irachene hanno iniziato la loro attività di ricerca di fosse comuni dopo la riconquista di Tikrit da parte delle forze governative, procedendo alla riesumazione dei corpi in quattro diverse tombe.

Ora l’esame autoptico dei resti sarà condotta con l’assistenza di esperti stranieri, tra cui la Croce Rossa Internazionale. Le autorità hanno spiegato che il primo elenco dei nomi delle vittime potrebbe essere fornito la prossima settimana, prima si dovrà procedere alla identificazione dei corpi sulla base dei documenti personali o dai telefoni cellulari che sono stati trovati sul luogo del massacro, oppure con l’esame del DNA.

Sono centinaia le famiglie irachene con bambini, genitori o fratelli scomparsi in zona durante quel periodo, e tutte sono in attesa di notizie da quasi un anno quando, con somma sofferenza, hanno dovuto guardare le immagini delle esecuzioni sommarie, trasmesse dall’Isis a scopo di propaganda, nella speranza che i loro cari non fossero fra le persone in procinto di essere uccise. È stata proprio la volontà di vendetta quello che ha alimentato le forze governative e, in particolare, le milizie sciite, a fare in modo che vi sia la riconquista di Tikrit. La ricerca di fosse comuni continua e, purtroppo, sono ancora molti i corpi che dovranno essere trovati.

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