20102017Headline:

Gli americani pensavano allo ‘Stato islamico’ fin dal 2012

Anche se i media occidentali storpiano le notizie rispetto alla vera e cruda realtà, ormai non è più un segreto che lo Stato islamico sia un’organizzazione creata dalle agenzie di intelligence occidentali e dei loro governi.

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L’Isis, o Daesh che dir si voglia, è stato direttamente promosso e agevolato dai paesi amici e alleati degli americani, permettendogli di svilupparsi senza ostacoli al fine di servire uno scopo utile in Siria e in Iraq. Che la vicenda abbia preso connotati del tutto inaspettati, come il fatto che l’Isis sia oggi l’organizzazione terroristica più pericolosa al mondo e che si stia espandendo in ogni luogo dell’Africa e specialmente in Medio Oriente, non toglie certo la responsabilità in capo a coloro che hanno permesso che tutto ciò avvenga.

I piani segreti dell’Intelligence americana

L’organizzazione Judicial Watch è una Fondazione americana che si batte per ‘la responsabilità e per l’integrità del diritto, della politica e del governo, allo scopo che nessuno si possa trovare al di sopra delle leggi negli Stati Uniti d’America e sostiene elevati standard di etica e moralità nella vita pubblica americana atta a garantire che i funzionari politici e giudiziari non debbano mai abusare dei poteri affidati loro dal popolo americano’. La Fondazione Judical Watch svolge quindi un’importante attività d’indagine al fine di scovare e denunciare pubblicamente quei politici e funzionari pubblici che sono corrotti e/o coinvolti in qualsiasi tipo di malaffare. Un compito arduo, se non addirittura immane, però è del tutto lodevole. Purtroppo, o per fortuna, Judicial Watch si trova a svolgere i suoi rilevanti compiti operando in un paese dove ‘etica e integrità morale’ sembra essere abbastanza carente.

Di recente la Fondazione ha pubblicato una serie di documenti che fino a poco tempo fa erano coperti dal segreto, ma che oggi sono stati declassificati a seguito della loro vittoria in un processo federale intentato contro il dipartimento americano della Difesa ed il Dipartimento di Stato. Grazie al loro intervento quei documenti oggi sono di dominio pubblico. Tra questi documenti declassificati, uno in particolare risulta di estremo interesse e spiega molte cose. Se fin prima c’erano solo sospetti, ora alcuni determinanti fatti diventano certezze. Il documento in questione è stato redatto il 12 agosto 2012 a cura dalla Defense Intelligence Agency (l’Agenzia dei Servizi Segreti americani a cui fa riferimento anche la CIA, l’FBI e la NSA, ndr), e manifesta chiaramente l’augurio della formazione di uno ‘Stato Islamico’ nell’est della Siria. Esatto, avete letto bene: nel 2012, cioè quanto l’Isis non esisteva (se non nella mente contorta degli americani), si parlava proprio di ‘Stato islamico’. Il documento illustra che già dal 2012 i Servizi Segreti americani avevano previsto l’ascesa dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, e pensavano a Mosul e a Ramadi come le città da cui l’organizzazione sarebbe partita. Quindi, invece di indentificare questo gruppo come un nemico, il rapporto della DIA descrive questa speciale organizzazione terrorista come una risorsa strategica per gli Stati Uniti.

Le sette pagine del documento della DIA dimostrano che al-Qaeda (nel testo questa viene indicata usando l’acronimo ‘AQI’, ndr) è stata il precursore dello Stato Islamico in Iraq, e solo in seguito l’organizzazione si sarebbe dovuta trasformare in ‘Stato Islamico dell’Iraq e del Levante’. A quanto pare gli americani hanno persino pensato e suggerito il nome che avrebbe dovuto adottare questa nuova forma di istituzione islamica. Questo particolare ‘Stato islamico’, voluto fortemente dagli USA, avrebbe fatto in modo che l’Occidente, i paesi del Golfo e la Turchia, potessero raggiungere i loro scopi in quell’area contro il legittimo governo siriano.

Nel documento, che allego alla fine di questo articolo quale testimonianza dei fatti qui riportati, tra le altre cose si legge:

“L’Occidente, i Paesi del Golfo e la Turchia sostengono l’opposizione e la possibilità di stabilire un ‘Emirato salafita’, che sia esso ufficiale o meno, nell’est della Siria, perché ciò rappresenta esattamente le volontà delle forze che sostengono l’opposizione all’attuale governo presieduto da Bashar al-Assad, allo scopo di isolare il regime siriano, che è considerato la profondità strategica dell’espansione ‘sciita’ dell’Iraq e dell’Iran”.

E anche questa volta avete letto bene, il documento parla di un emirato, istituzione che, tra l’altro, si avvicina molto alla caratteristica di un’altra formazione politico-religiosa islamica: quella del califfato. Per chiarire meglio i termini, va specificato che Emiro (in arabo amīr), significa letteralmente ‘comandante’, persona cioè che detiene l’autorità per emettere un ordine e per vederlo eseguito, mentre Califfo (in arabo khalīfa) è il termine impiegato per indicare il ‘vicario o successore’ di Maometto alla guida politica e spirituale della Comunità islamica. Non è un caso che Abu Bakr al-Baghdadi abbia scelto, in contrasto a quella che era l’iniziale volontà americana, la formula istituzionale del ‘califfato’ per guidare lo Stato islamico, assicurandosi così maggiori poteri e influenze nei confronti di tutti i musulmani e del popolo arabo.

Proseguendo la lettura, nel documento si trova una sezione intitolata ‘Le future ipotesi sulla crisi siriana’, dove la DIA predice che:

“Se il regime di Assad sopravvivesse e continuasse a mantenere il controllo sul territorio siriano, la crisi dovrà proseguire sotto forma di ‘guerra per procura’ degli islamisti, a profitto della coalizione arabo-occidentale”.

Date tutte queste informazioni, è senza ombra di dubbio che lo Stato islamico altro non è che uno strumento degli Stati Uniti e dei suoi alleati occidentali. In Siria e in Iraq, l’Isis sta sostanzialmente facendo il lavoro sporco a favore degli Stati Uniti e i suoi alleati israeliani e turchi. Nel frattempo lo Stato islamico ci ha preso gusto e ormai si estende in lungo e in largo per tutto il Medio Oriente, ma spingendosi anche oltre i confini africani come, per esempio, le Filippine.

CLICCA QUI per leggere il documento desecretato della DIA datato 12 agosto 2012.

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