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Gli “impresentabili” e la “vendetta”

Le due parole d’ordine della politica italiana sono: “impresentabile” e “vendetta”.

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Rosy Bindi, presidente commissione antimafia

Rosy Bindi, presidente commissione antimafia

A 48 ore dalle elezioni di domenica 31 maggio, in cui verranno rinnovati i consigli di sette regioni e di un migliaio di Comuni, la commissione antimafia ha comunicato ufficialmente una lista di 17 candidati, poi scesi a 16, che per la legge sono da definire “impresentabili” per via delle loro condanne penali. Nella lista spicca il nome del candidato alle regionali campane, ed ex sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca.

Il presidente del Consiglio e segretario del PD Matteo Renzi, ha sostenuto esplicitamente la campagna dell’ex sindaco di Salerno, nonostante fosse stato recentemente condannato in primo grado per abuso d’ufficio a un anno di reclusione e di interdizione dai pubblici uffici. Secondo la legge Severino il politico condannato, fin dal primo grado di giudizio, non può comparire nelle liste elettorali. Infatti, Silvio Berlusconi è stato espulso dal Senato nel mese di novembre 2013 e fino al 2019 è dichiarato illeggibile per legge in seguito alla sua condanna per frode fiscale.

Il PD insorge, accusa la presidente della commissione antimafia Rosy Bindi di aver stilato l’elenco attribuendolo a un regolamento di conti della vecchia guardia del Partito Democratico. Ora è certo che impresentabili e vendetta saranno le uniche due parole rilevanti che caratterizzeranno questo fine settimana elettorale, dove i governi di sette delle venti regioni e quasi mille comuni italiani saranno sottoposti al voto popolare. Ma i voti dei 22 milioni di elettori in Veneto, Liguria, Toscana, Marche, Umbria, Campania e Puglia servono anche per stabilire se i cittadini sostengono le riforme proposte dal premier Matteo Renzi o se vogliono continuare a porre il loro malcontento nelle mani di Beppe Grillo oppure se finiranno per dare l’estrema unzione alla politica di Silvio Berlusconi, infine, resta da vedere la risposta degli elettori in merito alla campagna aggressiva contro gli immigrati provenienti dal leader del carroccio Matteo Salvini.

Nessuna meraviglia che il presidente della commissione antimafia sia Rosy Bindi, il massimo esponente della minoranza PD che si è sempre opposta pubblicamente a Matteo Renzi il quale, a sua volta, non ha mai nascosto il suo desiderio di volerla rottamare assieme agli altri storici dissidenti interni. Finora Renzi ha sempre vinto tutte le battaglie interne nel PD, ma questa volta la Bindi sembra aver squarciato ulteriormente il partito con una pugnalata nel momento peggiore della campagna elettorale, cioè nelle 48 ore precedenti alle elezioni che, non a caso, sono soggette allo stop della propaganda politica.

La lista Bindi ha, di fatto, rovinato la vigilia elettorale che stava andando di lusso per il governo Renzi. Proprio ieri l’Istat aveva offerto la migliore delle notizie sui dati economici degli ultimi quattro anni. Nel primo trimestre del 2015, il PIL italiano sembra essere cresciuto dello 0,3% rispetto al periodo precedente e dello 0,1% in termini annuali, questo dimostrerebbero che l’Italia è fuori da quella che viene chiamata in gergo “la recessione tecnica” atta a certificare l’uscita del paese dalla deflazione. I dati Istat, quasi fossero una strategia per bilanciare l’annuncio negativo della commissione antimafia, sono stati forniti anch’essi in tempo per il fine settimana elettorale,

Sapremo lunedì, dopo i vari spogli delle schede di voto, se la buona notizia Istat servirà a bilanciare quella pessima della Bindi. Per adesso la lista degli impresentabili sembra una vera e propria vendetta trasversale, tra l’altro, posta in atto con uno stile di altri tempi, quelli dell’antico romano impero dove Bruto (la Bindi), figlio di Cesare, assieme ad altri (i membri della commissione antimafia) uccise il padre accoltellandolo a tradimento.

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