18102017Headline:

Grecia: ha ragione Yanis Varoufakis

Il ministro delle finanze greco lancia un duro monito: “In Grecia la Troika ha commesso un crimine contro l’umanità

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Alexis Tsipras e Yianis Varoufakis

Alexis Tsipras e Yianis Varoufakis

La Grecia è il paese che ha fatto tutte le riforme richieste dalla Troika durante questi cinque anni della crisi”.

Ad affermarlo non è Tsipras o Varoufakis oppure i greci, bensì una banca tedesca, la Berenberg Bank, cioè la quarta banca più antica del mondo e la prima fondata in Germania. La stessa e medesima frase la riprende il ministro greco delle Finanze, Yanis Varoufakis quando lancia un duro monito ai creditori e al mondo affermando che:

In Grecia la Troika ha commesso un crimine contro l’umanità”.

La Grecia, in effetti, è costretta da diversi anni a sottostare all’esame di coloro che, pur avendo il diritto a vedersi restituire i propri crediti, continuano imperterriti a non capire che i greci sono ridotti come un tempo lo era il famoso “terzo mondo”; quello stesso terzo mondo che è riuscito a farsi cancellare il debito da parte di molti governi del mondo occidentale, dalla Banca Mondiale e dallo stesso FMI, che è anche uno dei principali creditori della Grecia. La “parola magica” viene ripetuta fino all’ossesso: RIFORME. Le istituzioni, ex Troika e gli stessi partner europei, insistono sul fatto che, anche dopo tutto quello che il paese ha passato, la Grecia ha bisogno di ancora più riforme. Certo, la necessità di ulteriori riforme per la Grecia è un fatto assodato, inevitabile e indispensabile, ma l’ultima offerta dei creditori europei al governo greco è stato quello di chiedere un surplus fiscale pari all’1% del PIL per quest’anno, in pratica tre miliardi di euro in più di tagli, mentre non dice una sola parola in merito alla “preghiera” del governo ellenico affinché si possa giungere alla considerazione di una ristrutturazione del debito.

Il piano europeo è un errore, non per questo deve essere per forza un crimine, comunque sia ha ragione Varoufakis quando afferma che l’Europa è cieca, sorda e politicamente impreparata. La situazione della Grecia di oggi, che piaccia o meno, è diversa da ieri, questo è un fatto che nessuno sembra ne voglia tenere conto. Il primo ministro, Alexis Tsipras, ha vinto le elezioni con un programma politico opposto a quanto chiede l’Europa. Syriza, il partito che ha vinto e che governa oggi, vuole la fine dell’austerità e ottenere la riduzione del debito. Possiamo essere concordi o meno, ma la vicenda sta tutta nel prendere atto che una stagione si è conclusa e se ne deve aprire per forza un’altra. Le parole magiche “riforma, default, fallimento, crack, grexit” e altre similari, non destano più alcun timore ai greci, ormai stremati da anni di crisi e austerità. Eppure sono pieni di speranza, quella stessa speranza che oggi, anche questo piaccia o meno, è riposta nelle mani principalmente di Tsipras e del suo ministro delle finanze Varoufakis. In Patria, questi due signori sono l’unica chance per i greci di poter sperare in un futuro migliore, non ci sono altri attori che reciteranno nel film greco negli anni a venire, non ci sono altri protagonisti. Tutti sembra vogliano scagliarsi contro il controverso ministro delle finanze Varoufakis, è vero che lui non piace alle istituzioni europee, ma molti economisti di fama mondiale hanno la sua stessa incontrovertibile visione: il debito greco è insostenibile.

L’Europa deve riconoscere, una volta per tutte, di accettare una ristrutturazione del debito in cambio di riforme, come ha giustamente affermato anche l’economista tedesco Marcel Fratzscher, presidente di DIW Berlino, uno dei principali istituti di ricerca economica in Europa e professore di Macroeconomia e Finanza presso l’Università Humboldt di Berlino. Fratzscher precisa il suo punto di vista da esperto:

Possiamo continuare a far finta che Atene pagherà sempre tutto e tutti, ma è sbagliato continuare a negare la realtà e insistere nel chiedere che la Grecia deve essere punita”.

Paul De Grauwe, della London School, ha dichiarato che:

La ristrutturazione è essenziale e prima o poi dovrà accadere”.

Ken Rogoff, professore ad Harvard, è convinto che:

La ristrutturazione del debito greco è solo una questione di tempo”.

Senza citarne altri, si sappia che tutti i luminari dell’economia, ai quali non piace Varoufakis, concordano con lui. Invece Bruxelles, il FMI e la BCE sono riluttanti ad accettare l’offerta della Grecia e così, dopo cinque anni di crisi, riforme, aiuti, salvataggi (tentati), etc., l’Europa sembra destinata a ripetere i vecchi passi falsi. Le sue ultime proposte sembrano progettate per evitare un problema politico a Berlino o a Madrid oppure a Roma piuttosto che risolvere le difficoltà della Grecia. Athanasios Orphanides, ex governatore della Banca di Cipro, dichiara:

La saga greca è la realizzazione dell’unico progetto europeo che passa attraverso una combinazione di interessi nazionali di alcuni paesi e non di altri”.

Non a caso, e come dimostrato in merito al problema legato alla questione immigrati, la UE sembra preoccupata più per la Grecia che non per tutto il male che affligge il mondo. Anche se non tutti gli economisti sono d’accordo sulla necessità di ristrutturare il debito greco, chiunque di loro è unanime nel criticare gli obiettivi di bilancio fissati dalla UE. La Grecia semplicemente non può raggiungere un avanzo di bilancio di 1% quest’anno, è un fatto certo e assodato. Ha ragione Varoufakis: insistere su questo tasto è da “criminali”. Nel bel mezzo di una recessione, chiedere più austerità è una invocazione del tutto controproducente, soprattutto perché arriva dopo il disastro degli ultimi anni.

È incredibile che si continui su questa strada – afferma Simon Wren-Lewis di Oxford, che aggiunge: – “L’imposizione di tagli mostra fino a che punto i governi europei NON si assumono la responsabilità dei gravi errori commessi in passato.”

Questo non è più un dibattito economico, ma politico. Forse sarebbe più logico chiedere alla Grecia che garantisca un bilancio in pareggio quest’anno, con obiettivi più ambiziosi in avanti, e monitorare la situazione per porre in essere gli eventuali correttivi del caso. In questo modo si potrebbero condizionare gli aiuti ai risultati ottenuti, ma è sempre necessario che prima si attui la base di partenza: cioè la ristrutturazione del debito greco.

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