14122017Headline:

Inps al collasso

Ho già trattato l’argomento INPS, ma le notizie che coinvolgono l’Istituto di previdenza non smettono di preoccupare di giorno in giorno. Nel 1965 il rapporto lavoratori/pensionati era 5/1 (5 al lavoro ed 1 in pensione), dal 1995 in poi sono state previste una serie di riforme infinite sulle pensioni per mantenere il rapporto a 2/1 senza, però, riuscirci.

Attualmente i pensionati sono 16.237.000 che, invero, ricevono 23.300.000 pensioni, quindi, qualcuno ne prende più di una mentre il numero degli occupati è di 22.947.000. Siamo praticamente al collasso e con l’invecchiamento della popolazione le cose peggioreranno ancora più velocemente.

Il CIV (Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’INPS), analizzando i dati, fa emergere due ragioni che stanno portando l’INPS al collasso:

  • connubio mal riuscito tra pubblico e privato, a causa della fusione tra INPS e INPDAP (con annessi 10 miliardi di debito all’INPS ereditati dall’INPDAP);
  • un buco da 30 miliardi di euro creato dalla P.A. negli ultimi anni a causa del mancato versamento dei contributi pensionistici a moltissimi dipendenti. Ciò significa che lo Stato è moroso nei confronti dei suoi dipendenti e di se stesso.

Infatti, va sottolineato il fatto che un anno fa è stata varata l’ennesima riforma delle pensioni, fortemente voluta da Monti, Fornero & Co. per “salvare” l’Italia dal baratro fallimentare. Tale riforma, di fatto, rende improbabile, se non quasi impossibile, che un giovane possa mai ricevere una qualsivoglia pensione. Sempre un anno fa il presidente dell’INPS Antonio Mastrapasqua dichiarava che l’Ente previdenziale aveva raggiunto l’attivo del pareggio di bilancio; un fatto, questo, che rendeva incomprensibile la necessità di una riforma come quella varata dal governo, tra l’altro, così gravosa e pesante. Nello stesso periodo venne deciso lo smantellamento dell’INPDAP (Ente previdenziale dei dipendenti pubblici e del parastato quali Ministeri, Regioni, Province, Comuni, etc.) trasferendo la gestione del fondo all’INPS per il quale si prefiguravano risultati eccezionali e un maggior stato di salute, proprio per merito della riforma Fornero. E’ stato questo uno dei primi atti ufficiali del governo Monti quando, a dicembre 2011, ha deciso di fondere gli enti previdenziali INPDAP e ENPALS all’interno dell’ente previdenziale INPS. Tutto questo per “convergenza e armonizzazione del sistema pensionistico attraverso l’applicazione del sistema del metodo contributivo“.

Perché allora smantellare due Enti previdenziali importanti come l’INPDAP e l’ENPALS?

Ora non ci sono più dubbi in proposito: l’INPDAP e l’ENPALS erano un disastro previdenziale che, di fatto, hanno così contribuito a dare la “spallata” finale all’INPS, ora in pieno dissesto economico. Infatti, solo pochi addetti ai lavori conoscevano il fatto che le amministrazioni centrali dello Stato non hanno mai versato i contributi all’INPDAP da diciassette anni a questa parte, cioè fin dal lontano 1996 (da allora vi sono state tre riforme pensionistiche, tanto per chiarire). Da tale anno lo Stato e gli Enti Locali hanno versato “solo e sempre” la quota della contribuzione a carico del lavoratore (circa il 9%) e non la quota a loro carico (circa il 25%). Va sottolineato e fatto notare che il 25% è proporzionalmente due terzi della percentuale che solitamente pagano tutte le aziende private. Anche in questo caso, quindi, lo Stato si agevola da solo pagando meno di qualsiasi altra azienda, creando inspiegabili privilegi quando riconosce pensioni da favola ai dipendenti pubblici, a volte anche superiori dell’ultimo stipendio.

L’INPDAP e l’ENPALS erano ormai al tracollo e, per questo, il Governo Monti ha deciso di sostenere il “fondo” (nel vero senso letterario) facendolo confluire a “mamma” INPS così da riuscire a mantenersi senza causare danni eccessivi. Invece il danno è bello che fatto! Dieci (10) sono i miliardi di euro di buco che i due Istituti previdenziali hanno portato all’INPS. Quest’ultimo, che a inizio 2011 aveva  un patrimonio di 41 miliardi, oggi vede ridotto il proprio capitale a soli 15, tutto questo in poco più di 24 mesi.

A seguito di ciò, è ormai chiaro che le Amministrazioni statali sono in uno stato grave di insolvenza certificata mentre l’INPS è fortemente sotto-capitalizzata. Un fallimento “realmente”  insanabile ogni giorni di più.

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