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La Grecia di Tsipras chiede il terzo salvataggio

La richiesta di salvataggio, pari a 50 miliardi di euro in tre anni, viene sostenuta dall’impegno di Atene a prevedere riforme fiscali e previdenziali.

TsiprasUE

Alexis Tsipras durante il suo intervento al Parlamento europeo

Dopo l’intervento al Parlamento europeo del primo ministro greco, Alexis Tsipras, acclamato da alcuni e fischiato da altri, la Grecia ha formalizzato la richiesta affinché venga attivato il terzo soccorso tramite il meccanismo europeo di stabilità finanziaria (ESM). La notizia è stata confermata da Michel Reijns, portavoce del presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem.

La richiesta di assistenza, pari a 50 miliardi di euro in tre anni, viene sostenuta dall’impegno di Atene a prevedere riforme fiscali e previdenziali.

La Grecia chiede il terzo salvataggio in 5 anni

In una lettera ufficiale, il nuovo ministro delle Finanze greco, Euclides Tsakalotos, ha assicurato che il governo presenterà domani 9 luglio un elenco ‘dettagliato’ di riforme serie e concrete nel campo della “sostenibilità fiscale, crescita economica a lungo termine e per la stabilità finanziaria del paese.”

Il portavoce del presidente dell’Eurogruppo, Michel Reijns, ha altresì precisato che la richiesta greca sarà analizzata dall’apposito comitato di lavoro designato. Nel contempo, anche il Consiglio direttivo della Banca Centrale europea (BCE) ha annunciato che si riunirà oggi stesso, in quanto la Banca di Grecia ha chiesto maggiori aiuti per l’emergenza economica in atto, richiedendo l’attivazione del meccanismo conosciuto come ‘Emergency Liquidity Assistance’ (ELA).

I negoziati, quindi, continuano

Per domani 9 luglio, a Bruxelles si terranno varie riunioni dell’Eurogruppo, anche in teleconferenza, per valutare le proposte specifiche che il governo di Atene dovrebbe inviare alle Istituzioni europee, come preannunciato dal ministro delle finanze greco Tsakalotos, al fine di valutare i termini da negoziare per concedere o meno il terzo salvataggio richiesto. Domenica 12 luglio, i capi di Stato dei 28 paesi membri dell’Unione europea avranno l’ultima parola. Sarà quel consesso a decidere se accettare o meno le proposte della Grecia e continuare così a concedere nuovi aiuti dai partner europei. I negoziati, quindi, continuano, anche se il primo ministro greco Tsipras è stato perentorio nell’individuare le basi su cui discutere e ha indicato un obiettivo altrettanto chiaro: “in fondo al tunnel si deve vedere la luce”.

Tsipras: “Io responsabile di mesi, non di anni”

Il fronte OXI

Il fronte OXI

Di fronte al Parlamento europeo, Tsipras ha tenuto a precisare che si assume la piena responsabilità della Grecia di questi ultimi cinque mesi e per il futuro, ma non quella in capo ad altri per i cinque anni passati. Il primo ministro ha sottolineato anche che la crisi greca rappresenta “l’impotenza collettiva dell’Europa nella ricerca di una soluzione alla crisi del debito”. Tsipras si è dichiarato aperto ai negoziati con le Istituzioni europee, però ha criticato che “nessuna delle riforme attuate sono state utili”. Alexis Tsipras ha voluto sottolineare che: “la Grecia è stata la cavia dell’austerità dell’Europa, ma l’esperimento è fallito. Le riforme europee hanno portato solo più povertà e più debito per il paese mentre i vari finanziamenti ricevuti hanno salvato le banche europee e greche, però quel denaro non ha mai raggiunto le persone“.

Tsipras ha osservato, inoltre, che lui non vuole incolpare nessuno per la situazione in Grecia, ma è rammaricato del fatto che “i governi precedenti hanno commesso atti di clientelismo, corruzione e frodi”. Per Tsipras, quindi, il paese è vicino al fallimento perché “ha permesso un legame tra potere politico ed economico che ha privilegiato l’evasione fiscale”. Ha anche criticato i suoi predecessori per aver sottoposto ai greci, per cinque anni e mezzo, dei programmi di austerità che li ha impoveriti. Per cui ha avvertito i partner e i creditori europei: “Un accordo sarà possibile se c’è luce alla fine del tunnel”. Per concludere, Tsipras ha osservato che: “La storia dell’Europa è la storia di un conflitto perenne, ma anche di buoni compromessi”.

Quest’ultima dichiarazione di Tsipras sembra essere un riferimento alla riduzione del debito che la Germania ha ottenuto nel 1953, in cui anche la Grecia ha fatto la sua parte rinunciando al dovuto.

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