22082017Headline:

La Grecia è Sisifo, un personaggio della loro mitologia

I greci dovrebbero ridefinire il loro concetto di orgoglio nazionale, ritirarsi volontariamente da quello che è diventata per loro la tirannia dell’euro.

Sisifo spinge il masso (VI secolo a.C.), dal santuario di Hera al Sele, conservato al Museo archeologico nazionale di Paestum

Sisifo spinge il masso (VI secolo a.C.), dal santuario di Hera al Sele, conservato al Museo archeologico nazionale di Paestum

Questo articolo è pubblicato anche su: Agoravox_25

Si può dire che la Grecia sia un po’ Sisifo, un personaggio della mitologia greca che era colpevole di troppo orgoglio, volle sfidare gli Dei e fu costretto a pagare a caro prezzo i suoi raggiri. Avendo ingannato gli Dei Sisifo venne condannato a caricare una roccia in cima a una montagna. Ma, nel compimento della sua missione, la roccia rotolò giù fino al punto di partenza. Sisifo corse giù dalla montagna e prese nuovamente a spingere la roccia, arrivò quasi in cima e la roccia rotolò ancora a valle. Sisifo provò e riprovò più volte, ma con lo stesso risultato: la roccia rotolava sempre giù dalla montagna. Gli Dei lo punirono duramente, Sisifo non sarebbe mai morto finché la roccia non fosse caricata in cima alla montagna. Infatti, Sisifo non morì, ma il prezzo fu altissimo: non ebbe mai pace e non riuscì mai a riposare.

La Grecia è Sisifo

Oggi la storia si ripete, i greci hanno ingannato gli ‘Dei dell’Unione europea’ quando falsificarono i conti per soddisfare i requisiti di ammissione all’euro mentre Alexis Tsipras, il primo ministro greco, ha fallito nel suo tentativo di negoziare con l’Eurogruppo. Ora il popolo greco affronta nuovamente la sua condanna: dopo che la roccia è rotolata a valle, ora dovranno tentare ancora di caricarla in cima alla montagna

La ‘tragedia greca’ continua, lo sviluppo della storia è eterno e sussiste ormai da 2.500 anni, come una costante e infinita punizione divina. L’eroe Tsipras perisce, cade in disgrazia per il risultato di un suo ‘errore tragico’ nel disperato tentativo di salvare il popolo. In quasi tutti i casi, la tragedia greca insegna che il drammatico fallimento finisce per essere una variante dello stesso tema: l’orgoglio che acceca il protagonista quando non comprende i propri limiti. E questo succede per varie ragioni, magari per mancanza di umiltà o di conoscenza di sé, oppure perché non si può sfidare la sorte oltre i confini che il destino ha imposto a ognuno di noi. La Grecia genera, anche oggi, una spirale di catastrofi che conduce il popolo alla perdizione.

Con il referendum i Greci hanno avuto un guizzo di orgoglio primordiale, quasi mitologico, ma che ha poco a che fare con la moderna realtà del loro paese. Essi non sono riusciti a riconoscere che semplicemente non sono in grado di competere sullo stesso terreno, obbedendo alle stesse regole economiche che la Germania impone. Lo stesso ingresso della Grecia nell’euro è stato un ‘grossolano’ errore che ha indotto il popolo a vivere perennemente nella tragedia.

Una seconda possibilità

Ma i greci hanno ora un’opzione che Sisifo non aveva, cioè una seconda possibilità: si dovrebbero liberare volontariamente dalla tirannia dell’euro. Oggi la ‘festa’ è finita, l’unica cosa che i greci non hanno ancora perso è l’orgoglio. Loro non hanno tradito la fiducia di nessuno, i greci hanno espresso il voto referendario con dignità, sono altri che hanno disatteso il volere popolare.

Oggi i greci si possono guardare allo specchio, riconoscere i propri limiti, interrompere l’inganno che fanno principalmente a se stessi, riflettere e accettare chi sono. Fatto questo, capiranno che il loro posto in natura non è in cielo (zona euro), ma nella Patria orgogliosa di Gea, la dea primordiale e la potenza divina della Terra. Per il loro bene, e di tutti gli europei, i greci dovrebbero ridefinire il loro concetto di orgoglio nazionale, ritirarsi volontariamente da quello che è diventata per loro la tirannia dell’euro e cercare il proprio destino nell’indipendenza e in totale libertà.

Orgoglio greco

La Grecia è una nazione orgogliosa, storicamente trae la sua autostima dagli esempi di Platone e Aristotele i quali combattevano contro gli oppressori. Ora non resta che resistere, contro tutti e tutto. Solo così i greci potranno rendere inefficaci i negoziati del governo Tsipras e cacciare quindi gli oppressori del loro Paese.

Il referendum di domenica 5 luglio è stato celebrato come se la Grecia avesse vinto la Coppa del Mondo di calcio. Era troppo ‘bello’ per essere vero. Purtroppo per i greci, il referendum si è dimostrato pari all’inutile gesto che Sisifo ha cercato di compiere: portare la roccia in cima alla montagna per poi vedere il masso rotolare giù. Soffriranno, forse soffriranno ancora di più. Tenteranno sempre di raggiungere la cima per deporvi la roccia, anche se poi ruzzolerà giù ancora, più e più volte.

Proprio per questo non moriranno mai.

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