18082017Headline:

La strada di Renzi è tutta in salita

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Strada tutta in salita per il neo Premier italiano Matteo Renzi. Ha ottenuto la fiducia, abbastanza striminzita al Senato, di rilievo alla Camera, ma non ha brillato come sperava. Il suo fardello è quello di aver tirato per la giacca il suo predecessore Letta, scalzandolo dalla poltrona attraverso un documento di sfiducia della direzione pidiessina e non attraverso un voto popolare o, quantomeno, una sfiducia in Parlamento. C’è chi dice che votare una sfiducia in Parlamento sarebbe stata un’umiliazione ancora maggiore per Letta, ma anche così non si scherza. Anzi, la sfiducia parlamentare avrebbe giustificato la discesa in campo di Renzi con maggior rilevanza e forza politica e, forse, lo stesso Letta si sarebbe dimesso prima di un voto simile.

Invece oggi Letta appare più ucciso politicamente dal suo stesso partito piuttosto che dalle cose che doveva fare e che, però, non ha avuto il coraggio di portare a termine. Aveva torto Letta nell’insistere a restare a capo del governo e aveva ragione Matteo Renzi quando lo accusava di tergiversare, di essere inconcludente e di non avere in mano il governo del Paese. E’ altrettanto vero, però, che la direzione del partito poteva sollecitare Letta a fare qualcosa di più, magari di approvare la legge elettorale concordata con Berlusconi. Brutta anch’essa, ma comunque sempre meglio di quella che c’è attualmente. Renzi doveva far sentire la sua voce forte e determinata costringendo Letta a seguirlo nella sua linea e solo se non lo avesse fatto, magari in un modo che potesse essere reso chiaro e comprensibile a tutti, allora sarebbe stato giustificato sfiduciarlo. A quel punto sarebbe apparso chiaro e giustificato che il segretario del PD non avrebbe potuto tollerare che l’iscritto Letta andasse dalla parte opposta della linea politica del partito di appartenenza. Letta, a quel punto, si sarebbe dimostrato un ‘disobbediente’, un soggetto isolato e autonomo, svincolato dalle linee del partito, per cui del tutto inaffidabile, e non solo per il PD.

Ma non è andata così. Renzi ha ‘ordinato’ a Letta di farsi da parte, forte di un voto (ben 136 sì e 17 no, 2 astensioni) della direzione politica del PD che ha, di fatto, umiliato il premier uscente, anche più di un voto parlamentare. A nulla vale che Renzi sia simpatico, giovane, carismatico o se è l’ultima carta che il Paese può giocarsi. Purtroppo non si vedono all’orizzonte dirigenti politici migliori di Renzi, e questo non è certo una bella cosa. Di fatto, però, ora il nuovo premier deve dimostrare di essere davvero il migliore di tutti e governare il Paese al meglio. Cosa assai difficile da fare, visto che il problema non si risolve con un governo e basta, bensì è necessario lavorare con il Parlamento che attualmente è tutto fuorché ‘governabile’.

Sono passati pochi mesi da quando Letta aveva una maggioranza (dicesi larghe intese) quasi bulgara in Parlamento, da allora è accaduto di tutto. Il PDL si è diviso in due: da una parte Forza Italia di Berlusconi e dall’altra NCD di Alfano. L’UDC si è allontanata da Scelta Civica, mentre SEL non fa più parte del centro sinistra e la Lega non sa se andare con FI o NCD mentre il M5S fa opposizione su ogni cosa gli capiti a tiro. Ma il cambiamento più critico è proprio all’interno del PD, mentre Letta faceva il premier, legato a doppio filo con Bersani, Renzi si prendeva il partito diventando maggioranza assoluta e minimizzando la minoranza interna.

Questi vari e articolati gruppi parlamentari, prima creati, poi distrutti e successivamente ricreati diversi da prima, sono il vero problema. La reale ingovernabilità parte proprio da questo fatto e Renzi potrà fare poco o tanto, bene o male, ma con questo assetto parlamentare non si andrà da nessuna parte. Serve una legge elettorale, che non c’è, che garantisca a un Renzi o a un Pinco Pallo qualsiasi, un mandato elettorale forte.

Invece, sono proprio le elezioni, almeno è quello che appare sempre con più evidenza, la paura più grande di chi non vuol mollare l’osso.

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