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La strategia jihadista in Medio Oriente

Lo Stato Islamico colpisce soprattutto quei paesi mediorientali che vivono di turismo, minando così la loro economia.

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Abu Bakr al-Baghdadi

Abu Bakr al-Baghdadi

In Medio Oriente vige l’assoluta insicurezza, per questo lo Stato Islamico colpisce brutalmente il settore del turismo, una delle principali industrie dell’area. Ogni località, sito archeologico o antiche rovine, che da sempre hanno attratto milioni di turisti, oggi fanno registrare un enorme crollo di visitatori. Egitto, Marocco, Tunisia, Siria e Libia hanno subito un imponente calo di visitatori per l’effetto combinato della primavera araba nel 2011, poi la guerra civile in Siria e, infine, la nascita dello Stato islamico, guidato dal califfo Abū Bakr al-Baghdādī. Solo in Tunisia, dove oggi sono stati uccisi una trentina di villeggianti, il settore del turismo impiega circa 400 mila addetti mentre ora, che i tour operator internazionali stanno ricevendo disdette dei viaggi che precedentemente erano stati programmati, rischia una profonda e inarrestabile crisi.

Così facendo lo Stato Islamico colpisce soprattutto quei paesi mediorientali che vivono di turismo, minando la loro economia e favorendo una crisi economica di proporzioni enormi. Come successo in Siria, in Iraq e persino in Libia, la debolezza economica, sociale e politica di quei paesi sono una manna per lo Stato Islamico che così riesce a creare nuovi potenziali adepti e, magari, invadere quei territori con facilità per la debolezza delle sue difese.

Egitto

L’ultimo attentato jihadista, contro i turisti in Egitto, è stato l’attacco terroristico avvenuto il 10 giugno nel tempio di Karnak. Tale attacco, fortunatamente sventato dalla polizia, ha provocato comunque la morte dei due terroristi e il ferimento di cinque civili e agenti, anche se lievemente. Ma poteva essere una strage, uno degli attentatori era dotato di una cintura esplosiva, quindi visto l’insuccesso dell’operazione ha poi deciso di farsi esplodere senza causare grossi danni.

Mentre nel 2010 l’Egitto ha ricevuto più di 14 milioni di visitatori, che hanno contribuito all’economia del paese con una cifra equivalente a 11 miliardi di euro, negli anni successivi la media annuale non ha superato i 10 milioni, le entrate sono scese al 40% e si preannuncia un futuro ancora peggiore. L’Egitto è una delle destinazioni che hanno subito gli effetti della paura dei viaggiatori, infatti, il 70% della sua industria turistica prospera nella regione del Sinai e nel Mar Rosso, dove oggi ci sono diversi gruppi terroristi e dove l’occupazione media negli hotel è solo del 15%.

Tunisia

Immediatamente dopo la notizia dell’atto terroristico, sono in tanti che stanno cancellando i viaggi verso il paese nordafricano. La Farnesina ha diramato il seguente avviso molto esplicito: “Attentato terroristico presso Port El Kantaoui, nelle vicinanze di Sousse. Evitare la zona. In caso di emergenza, contattare l’Ambasciata d’Italia a Tunisi”.

Si è solo agli inizi, solitamente le cancellazioni si verificano dopo un paio di giorni dall’evento pericoloso, nel frattempo molti tour operator stanno organizzando voli di rientro per i turisti che desiderano uscire dal paese. È da sottolineare, infine, che è stato cancellato l’attracco delle grandi navi nei porti tunisini, comprese quelle delle società MSC e Costa Crociere, due delle principali compagnie di crociera che fanno scalo in Tunisia. Questa decisione è stata presa a partire dal 19 marzo, data dell’assalto al Museo Nazionale del Bardo, in cui 19 persone sono morte.

Siria

In Siria, il turismo fiorì nel 2010 con il notevole miglioramento delle sue infrastrutture ricettive. L’allora ministro del Turismo, Saadallah Agha Al Qala, aveva stimato in 8,5 milioni i turisti che avevano visitato la Siria quell’anno, cioè il 40% in più rispetto al 2009. Allora le entrate economiche riferite al settore turistico era pari al 9% dell’intero PIL nazionale. Ma l’anno dopo, il mercato turistico siriano è improvvisamente scomparso a causa dello scoppio di rivolte che sono sfociate successivamente nella guerra civile. Da allora, gli unici hotel siriani sono occupati dai milioni di sfollati provenienti dai quattro angoli del paese.

Libia

Caduto il regime di Gheddafi, il paese è allo sbando. A seguito del progressivo aggravarsi delle condizioni di sicurezza, quasi la totalità delle ambasciate d’occidente a Tripoli hanno sospeso le proprie attività e, per questo, non è più possibile ricevere assistenza consolare. Il paese è contrassegnato da un progressivo deterioramento della situazione di sicurezza per via degli scontri che stanno interessando molte zone della Libia, in particolare Tripoli, Bengasi e Derna. Negli ultimi mesi, in particolare, si sono registrati numerosi attacchi terroristici nella capitale Tripoli, con autobombe ai danni di Ambasciate straniere, ed in altre aree del Paese, con rapimenti ed uccisioni di numerosi cittadini stranieri. I ricavi del turismo in Libia, prima del rovesciamento di Gheddafi, contava su circa 8 miliardi di euro, oggi azzerati completamente.

Kuwait

Fino a ieri il contesto generale del Paese pareva attraversare un periodo di relativa stabilità. Da oggi non è più così. Un uomo, con addosso una cintura esplosiva, si è fatto saltare in aria durante la preghiera del venerdì nella moschea sciita al Imam al Sadiq di Kuwait City.  Il bilancio ufficiale è di 25 morti e 202 feriti mentre l’attacco è stato rivendicato dall’Isis. Lo scenario nel paese, quindi, vede un ritorno del terrorismo di matrice fondamentalista, per cui si inizia a considerare il Kuwait con i medesimi fattori di criticità comuni a tutti gli altri paesi dell’area.

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