26072017Headline:

L’art. 70 della Costituzione Italiana che si vuole modificare

L’attuale articolo 70 della nostra Costituzione Italiana recita:

“La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere.”

Il capo provvisorio dello stato Enrico De Nicola promulga la Costituzione Italiana

Il capo provvisorio dello stato Enrico De Nicola promulga la Costituzione Italiana

Nove (9) parole in tutto, una Costituzione che ci siamo abituati a condividere e rispettare per quasi 70 anni. “La più bella del mondo”, diceva Benigni prima di cambiare idea. Con il Referendum del 4 dicembre 2016 si propone la sua modifica.

Chi voterà SI’ avrà deciso di cambiarla con il testo che segue (I commenti fra parentesi e in rosso sono miei e purtroppo non fanno parte del testo di modifica):

«Art. 70. — La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere (attenti alle varie specificazioni che seguono) per le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali, e soltanto per le leggi di attuazione delle disposizioni costituzionali concernenti la tutela delle minoranze linguistiche, i referendum popolari, le altre forme di consultazione di cui all’articolo 71 (una Costituzione non è una Legge, non è bene che si rimandi ad altri articoli), per le leggi che determinano l’ordinamento (quale?), la legislazione elettorale, gli organi di governo (quali?), le funzioni fondamentali dei Comuni (ma non ci pensano già i Comuni a funzionare da soli in autonomia?) e delle Città metropolitane (idem) e le disposizioni di principio sulle forme associative dei Comuni (idem anche per questo), per la legge che stabilisce le norme generali, le forme e i termini della partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea (in pratica le politiche comunitarie le dovrebbero discutere sindaci e consiglieri regionali che saranno ‘nominati’ senatori, ma quando, come e dove si è mai visto?), per quella che determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l’ufficio di senatore di cui all’articolo 65, primo comma (insistono con i rimandi), e per le leggi di cui agli articoli 57, sesto comma, 80, secondo periodo, 114, terzo comma, 116, terzo comma, 117, quinto e nono comma, 119, sesto comma, 120, secondo comma, 122, primo comma, e 132, secondo comma (passi un rimando o due, ma così è troppo).

Le stesse leggi, ciascuna con oggetto proprio, possono essere abrogate, modificate o derogate solo in forma espressa e da leggi approvate a norma del presente comma (giuro, non l’ho capita questa).

Le altre leggi sono approvate dalla Camera dei deputati (bella forza: in pratica tutte).

Ogni disegno di legge approvato dalla Camera dei deputati è immediatamente trasmesso al Senato della Repubblica che, entro dieci giorni, su richiesta di un terzo dei suoi componenti (ma che senso ha? Se trasmetti una cosa significa che posso disporne a mio piacimento e non devo trovare un terzo per farne qualcosa), può disporre di esaminarlo (esaminare non significa ‘trattare’). Nei trenta giorni successivi il Senato della Repubblica può deliberare proposte di modificazione del testo (prima però si devono mettere d’accordo un terzo dei senatori i quali dovranno richiedere di esaminarlo), sulle quali la Camera dei deputati si pronuncia in via definitiva (cioè il Senato non conta niente. Non si faceva prima ad abolirlo?).

Qualora il Senato della Repubblica non disponga di procedere all’esame o sia inutilmente decorso il termine per deliberare, ovvero quando la Camera dei deputati si sia pronunciata in via definitiva (ma non si doveva attendere del tempo per le eventuali modifiche del Senato al testo?), la legge può essere promulgata.

L’esame del Senato della Repubblica per le leggi che danno attuazione all’articolo 117, quarto comma, è disposto nel termine di dieci giorni dalla data di trasmissione. Per i medesimi disegni di legge, la Camera dei deputati può non conformarsi alle modificazioni proposte dal Senato della Repubblica a maggioranza assoluta dei suoi componenti, solo pronunciandosi nella votazione finale a maggioranza assoluta dei propri componenti (se fino a questo punto il Senato appare senza alcun ‘potere decisionale’, con questo articolo lo fa diventare persino ‘ridicolo’).

I disegni di legge di cui all’articolo 81, quarto comma, approvati dalla Camera dei deputati, sono esaminati dal Senato della Repubblica, che può deliberare proposte di modificazione entro quindici giorni dalla data della trasmissione (ma non è già stato previsto prima dove si specifica “Ogni disegno di legge…”? Anzi, si cambia il termine: 15 giorni anziché 30. E’ vero che indica i D.L. di cui all’art. 81, ma allora non scrivere “Ogni disegno di legge”, caso mai aggiungi “con esclusione di quelli di cui all’art. 81… etc., specificando l’eventuale tempistica diversa).

I Presidenti delle Camere decidono, d’intesa tra loro (e se non si ‘intendono’?), le eventuali questioni di competenza, sollevate secondo le norme dei rispettivi regolamenti.
Il Senato della Repubblica può, secondo quanto previsto dal proprio regolamento, svolgere attività conoscitive, nonché formulare osservazioni su atti o documenti all’esame della Camera dei deputati (finalmente un ‘potere reale’ del Senato. A questo punto, possono anche trovarsi al bar o al circolo per riunirsi)».

Non ho dubbi: #IoVotoNo e voi?

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