13122018Headline:

L’aumento dell’Iva ridurrà i consumi

iva-cover-671-291--672x351Vino e birra tra le bevande; carburanti, riparazioni auto, abbigliamento, calzature, mobili, elettrodomestici, giocattoli e computer tra i non alimentari: sono solamente alcuni dei beni e servizi che dal prossimo 1° luglio costeranno di più a seguito dell’incremento dell’aliquota Iva ordinaria dal 21 al 22%, così come stabilito dal Governo Monti.

Ipotizzando che i comportamenti di consumo delle famiglie italiane rimangano immutati, si stima che per un nucleo costituito da 3 persone l’aggravio medio annuo sarà di 88 euro. Nel caso di una famiglia di 4 componenti, l’incremento medio annuo sarà invece di 103 euro. Visto che per il 2013 l’aumento dell’Iva interesserà solo il secondo semestre, per l’anno in corso gli aumenti di spesa saranno la metà: 44 euro per la famiglia da 3 persone; 51,5 euro per quella da 4. Il centro studi della CGIA di Mestre calcola che il costo di questa operazione graverà sulle tasche dei consumatori per un importo di 2,1 miliardi di euro per il 2013 e di 4,2 miliardi per il 2014.

Sarà necessario scongiurare questo aumento, se così non fosse, si corre il serio pericolo di far crollare definitivamente i consumi che ormai sono ridotti al lumicino. Questa è una crisi economica che va affrontata dalla parte della domanda: solo incentivando i consumi interni è possibile rilanciare la produzione, altrimenti siamo destinati ad accentuare la fase recessiva che comporterà un aumento delle chiusure aziendali e la crescita del numero dei senza lavoro. L’allarme sulla contrazione dei consumi registrata dalle famiglie italiane è stato riproposto nei giorni scorsi anche dall’Istat, rispetto al 2011, la riduzione  della spesa per consumi è stata del 4,3%, una variazione negativa molto superiore a quella registrata nel biennio 2008-2009, quando, al culmine della recessione, i consumi avevano segnato una caduta tendenziale del 2,6%.

I rincari peseranno di più sui portafogli delle famiglie italiane per i costi relativi all’acquisto di moltissimi beni di consumo e servizi, anche se il passaggio dal 21% al 22% dell’aliquota IVA ordinaria, non inciderà sulla spesa dei beni di prima necessità, come gli alimentari, la sanità, l’istruzione, l’abitazione ecc., tutti beni ai quali si applica l’IVA al 10% o al 4%, o non si applica affatto.

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