01042020Headline:

Le origini americane di Covid19

La storia delle origini del COVID-19 è sempre più travagliata. Essendo scoppiata ufficialmente l’epidemia in Cina, finora si pensava che fosse lì il focolaio del virus, ma oggi la verità che sta emergendo ci fa guardare in tutt’altra direzione.

I virologi cinesi hanno scoperto con certezza documentata che la fonte originale del virus non è la Cina, né Wuhan, né i serpenti o pipistrelli, bensì arriva dagli Stati Uniti. E qui entriamo nella fantasia geopolitica più sfrenata, professata sia da una che dall’altra parte. Però la vicenda inizia a prendere forma una credibile, infatti si sta palesando sulla scena mondiale la possibilità di uno scenario dove si ipotizza che il virus potrebbe aver avuto origine dalle bio-armi dell’esercito degli Stati Uniti, precisamente nel laboratorio a Fort Detrick, che tra l’altro è stato chiuso dal CDC (Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie in USA) nel mese di luglio 2019 a causa di focolai incontrollati. Questo virus sarebbe sfuggito al controllo e pare abbia contagiato alcuni soldati americani che lo hanno esportato in Cina durante i Giochi Militari Mondiali nel mese di ottobre 2019. Ipotesi fantasiosa, a detta degli Stati Uniti, di tutt’altra opinione i cinesi, ma alla loro stessa conclusione pare siano arrivati i virologi del Giappone e anche quelli di Taiwan.

Gli americani, da sempre impegnati a mentire al mondo intero pur di difendere la loro supremazia, hanno fatto del loro meglio per deviare la colpevolezza raccontando di pipistrelli, serpenti, pesce crudo o altri animali ripugnanti quale causa della trasmissione del virus all’uomo, ma recenti studi certificano che il Covid19 non infetta gli animali e per cui non possono essere il veicolo del contagio. La CIA, altra agenzia americana menzognera per tradizione, ha accusato l’Università di Wuhan di essere la copertura di una struttura di bio-armi chimiche e batteriologiche (che poi è stato provato non esserla), e facendo trapelare che il virus è uscito al controllo da quell’università. Quindi le accuse bilaterali combaciano su un unico fronte: il virus è di origine artificiale.

Bisogna ammettere che gli americani hanno dimostrato di essere molto abili nell’afferrare il megafono della comunicazione prima dei cinesi, finalizzato a creare una narrazione “ufficiale” di un evento attuale, inondando i media di tutto il mondo puntando il dito verso gli “odiati” cinesi e per distrarre la massa dalle loro responsabilità.

Hanno ignorato il fatto che nessuna nazione avrebbe mai creato o rilasciato un’arma biologica che attacca principalmente se stessa. Invero gli USA hanno fatto calcoli di geopolitica in un gioco sporco sapendo che un virus è una potente arma di guerra economica, in grado di fare all’economia cinese ciò che una guerra commerciale non potrebbe mai fare. Noi occidentali tendiamo sempre a ignorare il fatto che, nella mentalità americana, ci sono molte solide ragioni geopolitiche per attaccare la Cina, l’Iran e l’Italia, i tre paesi che oggi sono maggiormente colpiti. È l’Italia che ha firmato per prima gli accordi commerciali per una nuova “via della seta”; accordi che potrebbero far crescere la forza economica del bel paese in Europa. Non a caso Germania e Francia si era scagliata contro il nostro paese criticando tale accordo, salvo farne uno uguale un minuto dopo per non restare indietro. E non è un caso che il paziente zero che ha scatenato l’epidemia in Italia sia un tedesco che è stato a Codogno (non si sa a fare cosa) per poi ritornare in Germania.

Una strategia di guerra economica americana, studiata a tavolino per smantellare le potenze economiche avverse, ma provocando un’epidemia senza considerare l’aggravante attuale, cioè che la pandemia è ora globale.

Il ministro degli Esteri cinese, tramite il suo portavoce Lijian Zhao, ha reso la storia ufficiale, attraverso una serie di post sui social media statunitensi. A quanto pare i post di Lijian sui social sono stati tenuti in debita considerazione. E non poteva essere diversamente, essendo lui una fonte ufficiale del governo cinese, le sue dichiarazioni non possono essere facilmente ignorate. Zhao sostiene che il virus è stato portato in Cina dagli Stati Uniti durante i Giochi Militari di ottobre 2019, portando a sua ragione una serie di prove ed eventi che porterebbero a questa conclusione. Tutto ciò ha creato una pressione politica sufficiente per costringere i media occidentali a rispondere.

E naturalmente la risposta americana è basata ignorando i fatti denunciati da Zhao e si è passati all’attacco nel tentativo di distruggere la credibilità del portavoce del governo cinese.

Il 12 marzo il giornale inglese The Guardian ha pubblicato una storia sostenendo che la Cina stava facendo propaganda impossibile e fasulla sul virus proveniente dagli Stati Uniti. Il 13 marzo, il New York Times ha pubblicato una storia simile di una sorta di cospirazione cinese attraverso false affermazioni sulla fonte del virus. Per farla breve, si troveranno decine di articoli di giornali americani e inglesi dove si grida al complotto cinese e alla totale falsità delle accuse proposte da Zhao.

Ma come sempre capita in questi casi, se è vero che le bugie hanno le gambe corte, la verità prima o poi viene a galla. Il portavoce Zhao ha fatto circolare un video di un minuto su Twitter di un’audizione del Congresso degli Stati Uniti, questa stessa settimana, su come il paese stava trattando il coronavirus. Nel video si vede Robert Redfield, direttore del CDC, che risponde alle domande dei parlamentari americani riuniti in commissione. Uno di loro ha chiesto a Redfield se ci possono essere stati morti attribuiti all’influenza (20mila morti nell’ultimo trimestre 2019) che potrebbero essere stati effettivamente il risultato del Covid-19. E Redfield risponde affermativamente: “Alcuni casi sono stati effettivamente diagnosticati in questo modo negli Stati Uniti oggi.”

La vaga risposta di Redfield è stata sufficiente per aggiungere carburante a una teoria del complotto che ha guadagnato trazione nelle ultime due settimane in Cina. Ora il dubbio che il coronavirus non ha avuto origine in Cina, ma potrebbe essere venuto dagli Stati Uniti, diventa una materia di discussione seria.

Di fatto gli Stati Uniti hanno riconosciuto che alcune morti di influenza avvenute in precedenza in realtà sono state causate dal coronavirus. La teoria ha guadagnato ulteriore forza soprattutto dopo che si è ripescata una dichiarazione di un rispettato epidemiologo americano in una conferenza stampa del 27 febbraio, cioè in tempi non sospetti, dove il virologo ha dichiarato che “anche se il virus è apparso per la prima volta in Cina, potrebbe non avere avuto origine in quella zona”. Va chiarito che lo stesso ha poi modificato la sua dichiarazione, affermando che il primo luogo in cui viene scoperta una malattia non “equivale ad essere la fonte, ma non possiamo nemmeno concludere che il virus provenga dall’estero. Solo attraverso l’indagine e la traccia possiamo rispondere a questa domanda.”

Ora la Cina chiede agli USA di rendere pubblici i dati sui propri morti di “influenza”, e lo fa con forza e determinazione. Per quanto ci riguarda ci sono troppi morti nel mondo, tutti noi meritiamo di conoscere la verità, quella vera, non quella strategicamente pensata dalle grandi potenze. Se è vero la posizione cinese, siamo di fronte al nostro 9/11 di questi tempi. E la cosa rivendicherebbe giustizia.

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