21102017Headline:

L’ISIS, come un tempo gli USA, distrugge le antiche opere d’arte in Iraq

Isis-distrugge-statue-Mosul-675

Isis, jihadisti distruggono reperti e statue antiche in un museo di Ninive

Uno scempio, un crimine assurdo, una sciagura immane.

Terroristi dell’ISIS avrebbero fatto saltare larga parte di quello che resta delle antiche mura di Ninive, il sito archeologico più importante dell’Iraq. Ninive era la capitale dell’antico impero Assiro, la cui presenza risale al 4700 a.C. ed è considerato uno dei più rilevanti siti archeologici al mondo.

La città, che fu capitale del regno assiro sotto la reggenza di Sennacherib nel VII secolo a.C., raggiunse il momento di massimo splendore proprio in coincidenza con la costruzione delle mura, lunghe dodici chilometri e colme di iscrizioni, intarsi e mosaici dedicati al culto di Ishtar.

Ma non è bastato questo alle “bestie disumane” dell’ISIS, si sono “prodigati” a distruggere e deturpare decine e decine di opere d’arte antichissime, tra l’altro, pubblicando un video che testimonierebbe questo incredibile scempio.

Bestie, sì, ho scritto proprio bestie disumane, perché queste sono chiunque deturpi la storia, l’arte e la cultura. Questo video fa inorridire chiunque sia dotato di un minimo di intelletto. Non serve amare l’arte e la cultura per piangere lacrime amare guardando questo scempio. Tutta l’Umanità è stata offesa da un simile atto, barbaro e indicibile.

L’Iraq, che un tempo ospitava la splendente e grandiosa Babilonia, non è però nuova a queste distruzioni, a queste offese all’arte e alla storia.

Oggi è l’ISIS a fare scempio, ma c’è stato un momento che la stessa offesa è stata arrecata da chi si reputa civile, all’avanguardia, che pratica e dice di voler esportare la democrazia e la libertà: parlo degli Stati Uniti e, nel caso di specie, anche della Polonia.

Nel 2005 vi fu altrettanto scempio compiuto dai militari americani e polacchi nel sito archeologico di Babilonia, scelto con un criterio scellerato come sede di una base militare. Un rapporto del tempo del British Museum aveva affermato che le forze d’occupazione americane avevano arrecato “ingenti danni” a uno dei più famosi tesori archeologici nel mondo, utilizzando la città monumentale di Babilonia come loro base militare.

Il giornale britannico The Guardian, nel numero pubblicato il 15 dicembre 2005 (leggi qui), riportava il rapporto del museo secondo cui i veicoli militari americani e polacchi avevano ridotto a pezzi le pavimentazioni stradali monumentali nella città di Babilonia, risalenti a più di 2600 anni fa e uno dei luoghi ritenuti culla della civiltà e sede dei Giardini Pensili, una delle sette meraviglie del mondo antico.

I comandanti militari americani avevano impiantato la base a Babilonia nell’aprile del 2003, dopo l’intervento in Iraq (missione umanitaria???) e dopo cinque mesi l’avevano poi ceduta al comando polacco. John Curtis, Responsabile del Dipartimento del Vicino Oriente Antico del British Museum, visitando le zone che un tempo trovava luogo la strabiliante Babilonia aveva trovato spaccature e spazi vuoti causati da persone che avevano rimosso dei mattoni che decoravano e raffiguravano il famoso drago sulla porta monumentale del tempio di Ishtar. La relazione di Curtis citava che le forze d’occupazione riempivano migliaia di sacchi di sabbia della zona archeologica per utilizzarla nelle operazioni militari, da ciò si può dedurre che i sacchi dei militari erano pieni per lo più di frammenti di reperti archeologici.

Curtis, infine, aveva descritto la decisione di installare una base militare in quella zona archeologica come un “ordine desolante”, affermando che questo atto equivale “alla fondazione di un accampamento militare attorno alla Grande Piramide in Egitto o a Stonehenge in Gran Bretagna”.

Anche quelli erano siti mondiali di altissimo interesse culturale, quel che hanno fatto le forze americane allora e l’ISIS oggi non ha danneggiato soltanto il patrimonio archeologico dell’Iraq, ma arreca danno al patrimonio culturale mondiale.

Voglio ricordare che il Museo Nazionale iracheno a Baghdad fu saccheggiato e devastato, dopo la caduta di Saddam Hussein nell’aprile del 2003, senza che le truppe d’occupazione intervenissero per difendere i beni del Museo che raccoglieva le più importanti collezioni mondiali delle culture mesopotamiche e di Babilonia.

L’Iraq è considerato la culla delle civiltà antiche, comprende i resti archeologici delle città di Babilonia, Ur e Ninive, che sono ritenute i più importanti siti antichi nel mondo.

Dieci anni fa lo scempio, il crimine assurdo e la sciagura immane l’avevano perpetrata gli USA e la Polonia. Oggi l’ISIS ha “solo” fatto altrettanto. Come si suol dire: “cambiano i suonatori, ma la musica è sempre quella”.

Vergogna.

Leave a Reply

You must be Logged in to post comment.