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L’Isis garantisce lo stipendio ai propri combattenti

Lo Stato Islamico paga bene i suoi soldati, anche se diversifica il salario in base alla nazionalità.

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Jihadisti

I jihadisti percepiscono stipendi e bonus

Oltre a un abbondante numero di vergini, garantite in Paradiso per coloro che cadono in battaglia, un soldato jihadista può godere di un territorio che cresce di ora in ora, dove vivere secondo la sua religione, e pure su uno stipendio di tutto rispetto, anche se la cifra non è uguale per tutti. Lo Stato Islamico sa vendere bene la propria immagine e questo spiega la preoccupazione dei leader occidentali che mirano, senza riuscirci, a contenere l’esodo continuo di candidati jihadisti verso la Siria e l’Iraq per aggregarsi e combattere assieme agli altri soldati del califfato. Fonti del Dipartimento di Stato americano, secondo quanto riportato dalla rivista “Business Insider”, stimano che il salario medio di un combattente occidentale, nelle file del califfato islamico, è di circa mille euro al mese, oltre a vitto, alloggio e istruzione per i figli se è arrivato con moglie e bambini al seguito. I salari più bassi, secondo le tariffe imposte dal califfato, vengono corrisposti ai jihadisti siriani e iracheni, a costoro spettano circa 300 euro mensili mentre turchi, tunisini e marocchini godono di salari anche superiori ai mille euro.

In una riunione con i membri del Congresso americano, il Segretario di Stato al Tesoro e responsabile per il terrorismo, David Cohen, ha confermato che il califfato garantisce una vera e propria struttura salariale, stabilita all’interno di precise regole decise dai vertici dello Stato islamico. Il bilancio dell’Isis si aggira su cifre ragguardevoli che vengono stimate in circa due miliardi di euro, tra l’altro raccolti in un anno dalla sua autoproclamazione. Washington è convinta che gli introiti dell’Isis crescano ogni giorno di più, merito della vendita illegale di petrolio, anche se la quota più consistente delle entrate derivano da altre fonti: in parte dalle donazioni di associazioni islamiche radicali disseminate in tutto il mondo, ma anche attraverso l’estorsione, perpetrata all’interno dei territori conquistati di Siria e Iraq, o dai rapimenti ovvero dalle tasse e dal contrabbando.

Il giornale online islamista “Al Araby al Jadeed”, che ha sede a Londra, cita la dichiarazione di una delle autorità del Califfato in cui afferma che lo Stato Islamico può contare su fondi economici più che sufficienti per pagare gli stipendi e per acquistare al mercato nero le armi, oltre a contare su quelle sequestrate all’esercito iracheno. Indica, inoltre, che il numero di combattenti jihadisti si aggira attualmente tra i 20 e i 30mila soldati, tra questi ben 6mila sono europei.

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