26072017Headline:

Luci e ombre sul caso Luigi Preiti

Preiti3Scrivo thriller, sono abituato a inventare storie adrenaliniche, piene di suspense, poliziesche e d’azione, ma cerco di stare attento affinché la narrazione risulti la più reale e coerente possibile.

Se dovessi scrivere un thriller sulla storia di Luigi Preiti, aggiusterei molti passaggi che risultano fumosi, incoerenti e, direi, addirittura sospetti e inverosimili. La storia mi convince sempre meno, soprattutto analizzando le dichiarazioni “a freddo” rilasciate agli inquirenti proprio dall’attentatore.

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L’emblema della giornata: il giuramento del Governo Letta e l’attentato a Palazzo Chigi

I fatti, così come ufficialmente ci sono stati proposti, vedono Luigi Preiti, l’autore della sparatoria di fronte a Palazzo Chigi, che si presenta vestito in giacca e cravatta, attraversa tranquillamente la piazza di Montecitorio in direzione piazza Colonna. L’accesso al perimetro stava per essere impedito a causa del programmato arrivo dei Ministri che, in quel preciso istante, stavano giurando al Quirinale. Il Preiti viene invitato da due carabinieri a non proseguire oltre e a tornare indietro. L’accesso a piazza Colonna, quindi, gli viene preclusa. E lui che fa? Apre il fuoco sui due carabinieri, a distanza ravvicinata, sparando ben sei colpi con la sua Beretta 7,65 con l’epilogo che conosciamo. Al procuratore aggiunto di Roma Pierfilippo Laviani e al pm Antonella Nespola, Preiti confessa tutto:

“Sono un uomo disperato. Volevo colpire i politici, ma so che non ce l’avrei mai fatta”.

Una confessione piena, fornita da quello che appare un uomo che non ha più nulla da perdere, disperato, finito, a pezzi. Nell’interrogatorio l’uomo non cerca affatto di difendersi, anzi, ammette tutto senza reticenze:

“Ho pianificato ogni cosa venti giorni fa. Ho studiato tutto a tavolino, volevo fare un gesto eclatante in un giorno importante. La pistola l’avevo già comprata quattro anni fa al mercato nero ad Alessandria. Avevo previsto tutto”.

Sparatoria di fronte a Palazzo Chigi

Luigi Preiti sembra sorridente

Nulla, nel piano di Preiti, era quindi lasciato al caso. Nulla era affidato alla follia, secondo i magistrati Preiti non è un soggetto psicolabile, è assolutamente sano di mente. Il fratello dell’attentatore dichiara, a conferma della tesi dei giudici, che Preiti non è un pazzo, anzi, è brillante, intelligente, è solo disperato perché ha perso il lavoro, si è separato ed è pieno di debiti. Il principale movente sembra essere, quindi, la disoccupazione e la disperazione di un uomo che si è separato dalla moglie. Pochi giornali e media sottolineano, però, che il Preiti aveva il vizio del videogioco e che si era rovinato proprio per quello. Ma ai media interessa molto più lo scoop della disperazione di un uomo che voleva colpire i politici, per questo il vizietto del gioco passa in secondo piano rendendo l’attentatore un buon veicolo di informazione da inserire in un contesto sociale drammatico, a testimonianza di quanta disperazione vige nel paese.

“Io volevo colpire i politici -dice Luigi Preiti senza mezzi termini- ma sapevo che non avrei mai e poi mai potuto raggiungerli. Allora ho pensato al palazzo, a chi ci sta davanti”.

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Luigi Preiti ha appena sparato ai carabinieri, viene immobilizzato, ma gli vengono lasciate le mani “libere” con la pistola a terra, molto vicina allo stesso attentatore (vedi altra foto successiva).

Ma è proprio l’idea dei politici, del gesto eclatante così lucidamente proposto dall’attentatore, che mi convince sempre meno. Prima di tutto perché devi per forza essere un folle a dichiarare che volevi uccidere un politico; visto che non l’hai fatto, risparmiati un’accusa pesante come la preterintenzionalità di un obiettivo così alto. In second’ordine, se voleva colpire i politici per compiere un gesto eclatante, e sapendo che stavano per arrivare, non capisco perché non ha atteso il momento opportuno, cioè l’arrivo dei Ministri per colpire il vero obiettivo, che ha così ampiamente pianificato. In terzo luogo non comprendo perché, se ha pianificato tutto così bene e, a sentire il fratello, è pure abbastanza intelligente, non è andato al Colle invece che a Palazzo Chigi, cioè quando molti Ministri sono arrivati al Quirinale per il giuramento. Molti di loro si sono presentati a piedi, con famiglie al seguito, senza scorta e sono passati tranquillamente in mezzo alla gente che attendeva di visitare il palazzo del Quirinale che, essendo domenica, era aperto al pubblico. Meglio così, per carità, non voglio certo insegnare il “mestiere” a nessuno, ma è pleonastico asserire, almeno per sostenere la mia tesi del complotto, che l’obiettivo dichiarato poteva essere alla portata di uno che tutti si sono prodigati a specificare non essere un pazzo, anzi, si asserisce addirittura che sia “brillante e intelligente“.

“Volevo uccidermi, suicidarmi -confessa ai magistrati Preiti- ma avevo sparato tutti i colpi contro i carabinieri e per me non ne erano rimasti più”.

++ SPARI P.CHIGI: FERITORE NON HA PRECEDENTI PENALI ++

La pistola usata da Preiti è a terra, vicina e con il caricatore disinserito, posizionata in perfetto ordine, quasi fosse stata messa in “posa” a disposizione delle foto dei fotoreporter

Dunque è solo l’epilogo che appare vada storto nel suo piano, mentre il resto sembra sia filato tutto liscio. I carabinieri, ammette lui senza tradire alcuna forma di pentimento, li considera un obiettivo di “ripiego“. Ha sparato sei (6) colpi, ma il caricatore della Beretta 7,65 ne contiene otto (8), quindi, gliene rimanevano altri due (2) che, però, non ha usato contro se stesso. Appare chiaro che, se da un lato tutti hanno dichiarato che l’uomo è sincero quando dice di aver voluto colpire i politici, di contro, sembra abbastanza falso quando Preiti asserisce che voleva prima uccidere e poi uccidersi. Possibile che abbia mancato entrambi i suoi obiettivi principali in modo così “eclatantemente” stupido? E dicono che non è pazzo, bensì brillante e intelligente! Puzza un po’ di storiella inventata, poco coerente e lacunosa. Anche la pistola (vedi foto sopra) usata da Preiti è stata posizionata a terra, vicina all’attentatore che, un minuto prima, aveva le mani libere. L’arma appare con il caricatore disinserito, sicuramente per precauzione, e viene posizionata in perfetto ordine, quasi fosse stata messa in “posa” per essere a disposizione dei media e delle macchine fotografiche dei fotoreporter, accorsi in massa e solo poi allontanati. La pistola, poi, si dice sia stata acquistata dal Preiti al mercato nero, per cancellare il numero di serie della Beretta 7,65 l’attentatore ha usato una punta di trapano che, guarda caso, è stata trovata all’interno della sua borsa. Da quanto mi conviene, se l’ha comprata al mercato nero, avrebbe dovuto già essere cancellato il numero di serie, quindi, la cosa non regge. Altra cosa che non regge, visto che Preiti è così “sincero” nel dichiarare i suoi obiettivi criminosi, non ha  confessato chi gli ha venduto l’arma, con tanto di nome e cognome, indirizzo e modalità di acquisto, eccetera. Insomma, sincero non su tutto, ma solo in parte.

Ma tornando ai fatti, abbiamo di fronte un uomo che spara sei colpi a ripetizione, ferisce due carabinieri e una donna incinta, la gente scappa urlante, è il finimondo, e nessuno spara a Preiti? Una prontezza di riflessi incredibile, una freddezza assoluta, gli agenti, molti in giacca e cravatta e non in divisa, saltano addosso all’attentatore, pur sapendo che ha un’arma in mano e che la sta usando proprio in quel momento, e lo immobilizzano in men che non si dica.

Pam, pam, pam, pam, pam e pam… ripercorrendo mentalmente i sei colpi, debbo dire che la prontezza di spirito degli agenti, per non sparare contro Preiti, è stata encomiabile… o sospetta. Luigi Preiti ha sparato per uccidere, ma ha colpito due carabinieri che indossavano il giubbotto antiproiettile. Ha sparato per uccidere, ad altezza d’uomo, ma uno dei due carabinieri è stato ferito al polpaccio, quindi, ha mirato in basso. Nella guardiola appaiono due fori in basso, Preiti sembra abbia mirato alla cieca. Eppure era così vicino… così tanto vicino da sbagliare, cioè ferire gravemente un carabiniere. Quest’ultimo aspetto sembra l’ennesimo errore di Preiti, sei colpi e due carabinieri  feriti, seppur indossassero il giubbotto antiproiettile. In effetti, se voleva uccidere per davvero, non era certo la sua giornata fortunata. E sì che aveva calcolato tutto nei minimi particolari, fin venti giorni prima.

Ecco la storia di un uomo disperato. Uno che voleva compiere un gesto eclatante colpendo un politico per poi uccidersi, pianificando il tutto venti giorni prima (quando il Governo Letta ancora non esisteva nemmeno nei pensieri dei migliori opinionisti e politologi esperti), in un giorno importante come il giuramento del Governo Letta, che si dirige in una zona delicata e “normalmente” transennata, dove i politici, però, non ci sono ancora. L’uomo non attende oltre e colpisce due carabinieri, abbastanza protetti, a distanza estremamente ravvicinata. Infine, viene arrestato senza che venga effettuata alcuna sparatoria contro l’attentatore. La nebulosa presenza in loco di De Gennaro, il capo dei Servizi Segreti, potrebbe essere considerata normale, essendo previsto l’arrivo a breve dell’intero nuovo Governo, in quel momento, però, era intento a giurare a Palazzo Quirinale.

La fine del mio ipotetico thriller su Luigi Preiti è semplice: il voto di fiducia al Governo Letta è stato unanime fra le forze politiche che lo sostengono apertamente. Anche le varie “anime” negative del PD sono rientrate garantendo la coesione del partito.

Effetto Preiti o Letta ha convinto tutti con il suo bel programma?

3 Responses to "Luci e ombre sul caso Luigi Preiti"

  1. Laura ha detto:

    Il giorno che Letta ha giurato Beppe Grillo stava minacciando una Marcia su Roma.
    I 5 Stelle si stavano organizzando, e molti temevano che la cosa sarebbe sfuggita di mano a Grillo, con esiti imprevedibili.
    Dopo la sparatoria a Palazzo Chigi, lo stesso Grillo ha desistito e richiamato i suoi.
    Credo sia questa la chiave di lettura giusta.

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