10122018Headline:

Mattarella ha ragione, anzi NO!

Il titolo è emblematico, racchiude in una scarna riga il dibattito nazionale di questi giorni, dividendo le opinioni fra favorevoli e contrari, come sempre accade nel caso di grandi e delicati temi che condizionano le nostre sorti.

Mattarella ha torto o ragione?

È questa la domanda che si pongono tutti, un problema che ormai è diventata una questione shakespeariana. E ognuno dà la sua versione dei fatti, tutti giuristi e costituzionalisti dell’ultima ora con ipotesi delle più fantasiose che partono dall’impeachment al Capo dello Stato, odiosa parola, che tra l’altro sbagliano quasi tutti a scriverla, all’appoggio incondizionato a Mattarella con sostegni più o meno condivisibili. Poi ci sono le offese al Presidente, ma è notorio che la rete ha dato voce a un’orda di imbecilli, come disse giustamente Umberto Eco, ergo, tali voci non valgono per una riflessione pacata, logica e intelligente.

Bene, io non sono un costituzionalista e tantomeno un giurista, quindi che ne parlo a fare?

Beh, ne parlo prima di tutto perché ho un’idea, una posizione e perché ho espresso un voto il 4 marzo. Voto che non vorrei fosse dimenticato o, peggio ancora, annullato. Secondo, perché vorrei fare una riflessione e contribuire così al dibattito, senza velleità di avere la verità in tasca.

Il potere di veto sui ministri del Presidente della Repubblica

Molti giornali oggi richiamano i casi storici più famosi posti in essere dai passati Presidenti della Repubblica che hanno detto NO! ai vari Presidenti del Consiglio incaricati: Sandro Pertini nel 1979 disse no a Francesco Cossiga su Clelio Darida alla Difesa; Cossiga sostituì Darida con Attilio Ruffini; Oscar Luigi Scalfaro disse no nel 1994 a Silvio Berlusconi su Cesare Previti alla Giustizia che fu costretto a indicare Biondi, e l’ex premier spostò Previti alla Difesa; Carlo Azeglio Ciampi disse no nel 2001 sempre a Silvio Berlusconi su Roberto Maroni alla Giustizia e al suo posto andò Castelli; Giorgio Napolitano disse no nel 2014 a Matteo Renzi su Nicola Gratteri alla Giustizia e tale ministero andò ad Andrea Orlando.

Oggi succede la stessa cosa, il Presidente Mattarella ha posto il veto su Paolo Savona, chiedendo a Giuseppe Conte di cambiare nome, cosa che però non è avvenuta.

È proprio per questo singolare fatto che ritengo impensabile paragonare il “caso Mattarella” ad altri quasi simili successi in passato, in quanto è del tutto gratuita e non esattamente corretta. Nei casi citati sopra i nomi sgraditi sono stati tutti sostituiti, nel caso “Mattarella” si cambia contesto e si presenta una situazione del tutto nuova: Conte non ha inteso cambiare nome, come richiesto del Capo dello Stato e, per questo, rimette il mandato nelle mani del Presidente.

Ebbene, il problema sta tutto qui.

Prof. Paolo Savona

Poteva il Presidente Mattarella porre il veto sul prof. Savona a ministro dell’economia?

Ma certo che sì, quindi che ne parliamo a fare. Tra l’altro, lo ha fatto, il che significa che ne aveva diritto.

Ha esercitato una sua specifica prerogativa prevista dalla Costituzione?

Ma certo che sì, l’articolo 92 della Costituzione prevede testualmente che: “Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei Ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei Ministri. Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri.

Da un’analisi logica, e non solo costituzionale, va detto che il Presidente della Repubblica ha il potere/diritto/dovere di nominare il Presidente del Consiglio e i ministri da costui proposti. Quindi il Capo dello Stato, avendo potere di “nomina”, detiene un diritto di analisi istituzionale e per questo nessuno può imporgli di nominare chicchessia se lui non vuole, altrimenti si viola la sua autorevole autonomia. A maggior ragione nessun impeachment potrà mai stabilire che il Presidente della Repubblica deve sottostare al volere di altri. Ma non voglio discutere questo argomento, esiste già un ampio dibattito su tale materia, e quindi passo oltre.

L’errore di Mattarella

Fatto salvo il diritto/potere/dovere di Mattarella a dire no, se così ha autonomamente deciso e valutato, qui l’errore, tutto politico, sta nell’aver posto il veto sulla persona basandosi su un fantomatico e ipotetico rischio di “uscire dall’euro” per colpa delle idee che il prof. Savona avrebbe sull’Europa. Su questo il Presidente Mattarella si prende una responsabilità tutta sua, anche perché mai nessuno ha avuto la volontà di perseguire, almeno in questa occasione, un’uscita dall’euro e dall’Europa. Anzi, il prof Savona avrebbe fatto sintesi del suo pensiero avanzando proposte per un rafforzamento dell’Unione Europea. Tra le varie proposte ha citato la possibilità di:

  • creare una scuola europea unica per ogni ordine e grado al fine di pervenire a una cultura comune che consenta l’affermarsi di consenso alla nascita di un’unione politica;
  • l’assegnazione alla Bce delle funzioni svolte dalle principali banche centrali del mondo per perseguire il duplice obiettivo della stabilità monetaria e della crescita reale;
  • attribuire all’Europarlamento di poteri sulle “materie che non possono essere governate con pari efficacia a livello nazionale;
  • alla Commissione europea il potere di legiferare sulle materie dell’articolo 3 del Trattato di Lisbona e al Consiglio europeo compiti di vigilanza sulle istituzioni europee per garantire il rispetto degli obiettivi e l’uso dei poteri stabiliti dai nuovi accordi.

Questi mi paiono tutti temi condivisibili, o quantomeno, discutibili in quanto espressi da una persona di innegabile preparazione in materia e una rinomata e ben riconosciuta affidabilità accademica. Savona questa posizione l’ha precisata in più di qualche occasione, quindi non vedo dove sta il pericolo di un’uscita dalla zona euro per colpa del professore.

Invece Mattarella ha criticato la scelta del prof. Savona a ministro dell’economia in quanto lo stesso  è visto “come sostenitore di una linea, più volte manifestata, che potrebbe provocare, probabilmente, o, addirittura, inevitabilmente, la fuoruscita dell’Italia dall’euro.”

Ecco, questa affermazione di Mattarella è del tutto infondata, non corrisponde alla reale volontà espressa in varie occasioni dal prof. Savona e quindi il Capo dello Stato ha posto un veto per motivi immaginari e non basandosi su posizioni espresse ufficialmente.

Anche qui, può il Capo dello Stato porre il veto a un potenziale ministro per le sue idee politiche? Certo che sì, se queste sono eversive, contro la legge e/o la Costituzione oppure pericolose per l’unità nazionale.

Ma davvero siamo in presenza di una di queste ipotesi quando parliamo del prof. Savona? Io penso proprio di no.

L’errore di Giuseppe Conte

Mattarella e Conte

Tutti fanno a gara per dimostrare che Mattarella ha torto o ragione, ma nessuno analizza seriamente il comportamento dell’ex presidente del Consiglio incaricato Giuseppe Conte. E in effetti, qualche errore, e grossolano pure, lo ha fatto anche lui e, a fargli compagnia, i suoi sostenitori Di Maio e Salvini.

Le prerogative del Presidente della Repubblica sono chiare: lui nomina il presidente del Consiglio e su proposta dello stesso, i ministri. Di solito è prassi che il premier nominato accetti l’incarico “con riserva”, riserva che dovrà poi sciogliere per presentarsi, assieme ai ministri (nominati) che compongono il suo governo, innanzi al Parlamento per la fiducia. Ovvero, se non dovesse riuscire nell’impresa di creare un governo che possa ottenere la fiducia parlamentare, dovrà rimettere il mandato nelle mani del Presidente della Repubblica il quale agirà di conseguenza.

Ebbene, non esiste la possibilità di revocare il mandato al presidente del Consiglio una volta che questi è stato nominato. Ergo, Conte doveva sciogliere la riserva, accettare l’incarico, accollarsi ad interim il ministero dell’Economia e presentarsi al Parlamento per la fiducia. Al ministro dell’Economia ci avrebbe pensato dopo e Mattarella non avrebbe potuto rifiutarsi o porre veti, a meno che non avesse da ridire anche su Conte, ma in tal caso sarebbe entrato in contraddizione avendolo già nominato formalmente.

In questo modo Conte non avrebbe tradito le aspettative di Salvini e della strana maggioranza M5S e Lega, bensì avrebbe superato un ostacolo insormontabile, almeno al momento, e oggi avremmo un governo con qualche incognita, ma sostenuto da una solida maggioranza politica con ministri di “peso”, che potrebbero anche fare bene o male il loro lavoro, ma sono coloro che hanno vinto le elezioni, senza alcun dubbio.

La responsabilità politica e “storica” di Mattarella

Come detto, stare qui a discutere se Mattarella aveva diritto o meno di porre il veto su Savona è lo sport nazionale del momento e io non voglio inserirmi in questa discussione. Però voglio soffermarmi sulla grande responsabilità politica, morale e civile che Mattarella si è preso con una simile “mossa”.

Carlo Cottarelli

Prima di tutto va chiarito un fatto ineccepibile: se altri Presidenti della Repubblica in passato hanno posto veti, beh, in quell’occasione è andata bene. I vari Premier hanno cambiato nome e si sono presentati al Parlamento conquistando la fiducia in entrambe le Camere. In questo caso al Presidente Mattarella il “gioco” non gli sta riuscendo per niente bene e si rischia un tracollo istituzionale. Il Capo dello Stato, nominando Carlo Cottarelli a presidente del Consiglio e, cosa ancora più grave, senza che questo abbia una solida maggioranza che lo sostenga e di conseguenza mandandolo direttamente in Parlamento per ottenere una fiducia che è certo non otterrà, ha ignorato “politicamente” l’art. 1 della Costituzione dove dice che: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”

Il popolo ha esercitato la sovranità attraverso un voto che ha determinato l’elezione di tot numero di deputati e senatori. Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato. Purtroppo non si è tenuto conto che, al di là del torto o della ragione, parte di essi si erano accordati costituendo una maggioranza, strana o meno non importa, che poteva comunque governare il Paese e prevedere leggi importanti, magari la legge elettorale. Invece no, il Mattarella, incaricando Conte, ha disatteso il volere popolare e della maggioranza politica che si era creata decidendo d’imperio di optare per un governo tecnico che, a questo punto, risulta già sfiduciato in partenza. Un governo che si presenterà al Paese, nonché nei confronti dei mercati e di fronte alla comunità internazionale, come dimissionario fin da subito. Un governo debole quindi, che impiegherà tecnici di alto profilo professionale senza alcun potere decisionale, che si occuperà solo del disbrigo delle pratiche correnti. Un governo che otterrà un voto da chi è minoranza assoluta, da chi ha perso le elezioni in modo chiaro e inequivocabile, quel PD strappato e diviso fra mille anime che ha regnato anche troppo a lungo per merito degli ultimi due Presidenti della Repubblica e di una legge elettorale (porcellum) fatta da Berlusconi che poi si è rivelata un boomerang proprio per lui. Un governo che ci porterà al voto con questa legge elettorale, che ci sta regalando solo caos e confusione.

Ora, possiamo discutere sui “poteri” esercitati dal Presidente della Repubblica, se sono legittimi o meno in questa fase non mi importa, ma non possiamo esimerci dal fare una riflessione profonda, pensare se era possibile “provare” una soluzione diversa da quella attuale. Dopotutto, Mattarella ci aveva già provato con la Casellati, con Fico, poi Conte e poteva andare avanti ancora con tentativi “politici”. In Germania sono andati avanti sette mesi, il Belgio è stato due anni senza governo ed è ancora lì che attende, la Spagna diversi mesi.

Perché questa fretta? Per dare fiducia ai mercati?

Infatti, lo spread è passato da 100 a 320 in un giorno, ma è chiaro, con questa confusione i mercati crollano e, così facendo, tutto fa pensare a un futuro incerto, a un disastro economico e al dissesto della democrazia.

Anche perché la campagna elettorale che ne seguirà sarà tremenda.

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