21102017Headline:

Prove di guerra (calda) in Europa

La Nato rafforza la sua presenza militare nell’area euro e la Russia risponde aumentando il suo arsenale nucleare.

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Navi Nato in esercitazione

Navi Nato in esercitazione

La Russia ha recentemente annunciato che si sta preparando a respingere un’eventuale aggressione militare da parte dell’Occidente, a tale fine Mosca è in procinto di trasferire i suoi sistemi missilistici nucleari nella regione di Kaliningrad, in zona baltica. Il presidente russo Vladimir Putin lo ha annunciato pochi giorni fa, Mosca vuole rafforzare le sue capacità militari con 40 nuovi missili balistici intercontinentali, dotati di testate nucleari, dichiarando che:

Sono in grado di sfuggire anche ai più sofisticati sistemi di difesa antimissilistica”.

La notizia ha causato una tempesta di indignazione in Occidente, le parole di Putin sono state interpretate come una provocazione e una prova di forza inaccettabile. I media si sono subito prodigati a gridare al pericolo di una guerra nucleare scatenata dalla Russia, per questo il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha chiesto alla Nato di intensificare la propria presenza in Europa per contrastare tale proposito russo. Pochi si sono posti le domande più logiche.

Perché la Russia dovrebbe attaccare l’Europa? Forse per le sanzioni riferite alla questione Ucraina (paese non aderente alla UE) o per invaderci solo per il gusto di farlo e basta?

In realtà, la notizia data da Putin arriva pochi giorni dopo l’annuncio statunitense dell’attuazione, da parte della Nato, di un piano che prevede lo schieramento di mezzi pesanti, aerei e navi da combattimento nel Baltico, guarda caso proprio nella stessa zona in cui Putin vuole dispiegare i suoi missili. Gli USA hanno asserito che tali manovre sono state pensate per garantire la sicurezza dei Paesi membri dell’alleanza Nato che sono confinanti con la Russia, al fine di evitare il rischio di un’eventuale invasione militare. Gli Stati Uniti sono convinti, dopo l’annessione da parte di Mosca della Crimea lo scorso anno, che la Russia si stia preparando a un’invasione in grande stile contro i paesi europei di confine.

Di opinione diametralmente opposta è il viceministro della Difesa russo, Anatoly Antonov, che accusa la Nato di trascinare la Russia in una nuova corsa agli armamenti. Per questo, ritenendo che vi sia il forte pericolo di un probabile attacco occidentale, Antonov si dichiara convinto che Mosca abbia il diritto di difendere il proprio territorio sovrano.

Purtroppo la storia è piena di giochetti pericolosi di questo tipo, dove le parti si rimpallano le responsabilità, a volte portati avanti con tante parole e pochi fatti, in altre occasioni sappiamo tutti dove ci ha condotto un simile gioco. In questi casi la verità non è mai di una parte sola e sarebbe opportuno riuscire a restare neutri, il che è più facile a dirsi che a farsi. La vicenda è intricata, ma inseguendo le giuste informazioni, oltre a usare la logica e la cronologia dei fatti, sembra che il viceministro Antonov non abbia poi così tanti torti.

Nei giorni antecedenti la dichiarazione del presidente russo Putin, più di 11 mila truppe Nato sono state impegnate in manovre militari al confine con la Russia, intensificando così un’operazione che porta il nome di “Saber Strike”. Tale operazione ha avuto inizio nel 2010, prevede la formazione di una cooperazione fra le varie forze militari dei paesi europei aderenti alla Nato, sotto l’osservazione e il comando diretto degli USA e ha, come obiettivo, quello di migliorare la capacità di difesa delle nazioni partecipanti per future operazioni di emergenza in area euro al fine di essere preparati contro le minacce che potrebbero giungere dalle direzioni orientali e meridionali.

Ora, però, queste operazioni sono state intensificate nei giorni scorsi. Alcune esercitazioni si sono svolte in Polonia e nel perimetro attorno agli Stati baltici. Alle esercitazioni hanno preso parte 7 mila soldati, 40 aerei militari e 500 veicoli blindati. Oggi 20 giugno, la Nato ha completato un’esercitazione navale denominata BALTOPS-2015, a cui hanno partecipato 49 diversi reparti militari dei 15 paesi del blocco militare alleato e circa 6 mila marinai. Tra le altre manovre è stato simulato anche uno sbarco anfibio con l’impiego di circa 700 soldati. Il 18 giugno, in Romania ha avuto luogo l’esercitazione militare chiamata “Trident” in cui hanno partecipato circa mille uomini delle truppe Nato di diversi paesi alleati. Nel Mar Nero, sotto il nome di “Allied Shield”, le forze navali Nato hanno tenuto un’esercitazione congiunta in cui hanno preso parte militari di Stati Uniti, Canada e Germania, con la partecipazione di navi di Bulgaria, Romania e Turchia. Inoltre, nei primi giorni di giugno in Polonia si sono svolte manovre militari con la partecipazione di circa 2 mila soldati che hanno simulato uno sbarco di veicoli da combattimento e armi pesanti.

Ma non finisce qui, la scorsa settimana Washington ha adottato la decisione di trasferire altre armi pesanti in territorio baltico: carri armati, veicoli da combattimento di fanteria e artiglieria. Il Pentagono ha fatto sapere che in caso di guerra, con le sue manovre militari ai confini della Federazione russa, il comando americano potrà reagire in breve tempo con “determinazione e concretezza“.

A questo punto, sembra davvero che ci sia l’invasione dell’Europa e che la faccenda sia iniziata già da tempo, ma non da parte della Russia, bensì dalla Nato.

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