26072017Headline:

Riina Junior ospite a ‘Porta a Porta’ di Vespa

RiinaJr

Sia chiaro che fare il giornalista è un mestiere nobile, inoltre è anche la libertà di stampa che determina il grado di democrazia di un paese. Quindi fa bene, che sia egli un giornalista qualsiasi o di alta firma, a intervistare coloro che potrebbero ‘contribuire’ alla ricerca della verità sui fatti di grande interesse.

Bruno Vespa è ormai uno showman più che un vero giornalista, e ospitando Riina Junior lo ha confermato, tra l’altro piazzandosi meritatamente al primo posto seguito a ruota dalla inossidabile Barbara D’Urso.

Il problema dell’intervista, che tanto ha fatto scalpore e immagino ne farà ancor di più nei prossimi giorni, non è l’aver ospitato un boss mafioso, ma il figlio di un boss, mafioso a sua volta. Anche se la sua pena l’ha interamente scontata, Riina Junior non si è mai pentito, per cui resta un mafioso condannato che ha scontato la sua pena, giusta o ingiusta che sia. Ma nemmeno questo è il problema, la cosa più grave è aver posto le domande più stupide del giornalismo mondiale per farci sentire le risposte più stupide mai sentite prima di questa intervista da strapazzo.

Alla domanda ‘la mafia cos’è?‘, il pargolo Riina risponde così:

“Non me lo sono mai chiesto, non so cosa sia. Oggi la mafia può essere tutto e nulla. Omicidi e traffico di droga non sono soltanto della mafia.”

Ma che risposta è?

E pure la domanda, direi persino peggio. Ma Vespa non si accontenta e chiede al figlio del boss cosa pensa dello Stato, e lui risponde:

“Per me lo Stato è l’entità in cui vivo, questo per me è lo Stato. Io rispetto lo Stato, l’ho sempre rispettato, magari non condivido determinate leggi o sentenze.

E noi paghiamo il canone per sentire questa idiozia? Lo Stato è il territorio in cui vive, per questo lo rispetta? Sull’arresto del padre Totò, il buon figliolo dice che non lo condivide e lo motiva pure con queste parole:

“Non lo condivido perché è mio padre. A me hanno tolto mio padre, lo amo e non lo giudico”.

Verrebbe da dire che a noi italiani hanno tolto Falcone, Borsellino e i tanti poliziotti e magistrati uccisi per volere di tale padre, ma sarebbe pleonastico e scontato. Ma il premio ‘Pulitzer per l’idiozia giornalistica’ a Vespa verrebbe dato per la domanda su Falcone e Borsellino. La risposta è da panico:

“Io non giudico Falcone e Borsellino. Qualsiasi cosa io dico sarebbe strumentalizzata. Se io esterno un parere su queste persone viene strumentalizzato, io ho sempre rispetto per i morti, per tutti”.

Non mi dilungo oltre, rischio di fare pubblicità a questo individuo che non ha di certo le colpe del padre, ma però diventa suo complice con quanto asserito nel suo libro, dove descrive Totò Riina come padre amorevole, vittima di errori giudiziari ed è convinto che la mafia (di cui fa parte, ndr) non esiste e, caso mai esistesse, è comunque tutto e niente.

No, caro Vespa, questo non è giornalismo, è show business, in questo caso hai battuto persino la D’Urso.

I veri giornalisti sono del calibro di Enzo Biagi, lui intervistò mafiosi ‘seri’, quelli veri, quelli brutali e assassini. Pentiti o meno possono esprimere una qualche verità, magari quella dal loro punto di vista. Comunque sia, serve conoscere come la pensano per poterli sconfiggere.

Questo è giornalismo, e per dimostrare la differenza fra Biagi e Vespa, date un’occhiata al video che segue.

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