20112017Headline:

Sullo sterminio degli ebrei Netanyahu ha detto una mezza verità

Fa discutere l’affermazione del premier israeliano Benjamin Netanyahu quando ha dichiarato che i palestinesi convinsero Adolf Hitler a sterminare gli ebrei d’Europa. Netanyahu, però, ha detto una mezza verità.

Incontro Muhammad Amin al-Husseini e Adolf Hitler il 28.11.1941

Incontro Muhammad Amin al-Husseini e Adolf Hitler il 28.11.1941

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Benjamin Netanyahu avrebbe detto che il Gran Mufti di Gerusalemme Muhammad Amin al-Husseini, quale massima autorità religiosa e politica musulmana in Palestina a quei tempi, è stato colui che diede l’idea al Fuhrer di sterminare gli ebrei d’Europa, mentre Adolf Hitler era orientato verso la loro totale ‘espulsione’. Secondo la teoria espressa da Netanyahu, Hitler voleva ‘solamente‘ espellere gli ebrei d’Europa, ma il Gran Mufti di Gerusalemme si dichiarò assolutamente contrario in quanto era forte il rischio di un ‘pericoloso‘ flusso migratorio ebraico verso la Palestina. È per tale motivo che al-Husseini avrebbe consigliato a Hitler di ‘bruciare’ (sarebbe questa l’esatta parola usata dal Gan Mufti in tale occasione, ndr) gli ebrei.

Dopo tali dichiarazioni il mondo, soprattutto quello dei social, è insorto contro il premier israeliano, per cui Netanyahu ha cercato di correre ai ripari chiarendo meglio il concetto dichiarando che:

Il mio obiettivo non era quello di assolvere Hitler dalle sue responsabilità, bensì di dimostrare che, a quel tempo, il padre della nazione palestinese ha condotto una campagna di sterminio sistematico contro gli ebrei.

La dichiarazione del premier israeliano quindi non lascia dubbi: la responsabilità dell’Olocausto è imputabile in parte anche ai palestinesi. E, per quanto tale ipotesi sia inverosimile, Netanyahu non avrebbe tutti i torti.

28 novembre 1941: incontro Hitler – al-Husseini

Muhammad Amin al-Husayni fu il Gran Mufti di Gerusalemme, cioè l’autorità religiosa e legale islamica, sotto l’autorità politica del Mandato britannico in Palestina dal 1921 al 1937. Al-Husseini era impegnato a quel tempo alla promozione di se stesso come ‘leader religioso arabo e musulmano’ in Medio Oriente. Costretto a vivere in esilio tra il 1937 e il 1945 al-Husseini, sostenendo di parlare per la nazione araba e il mondo musulmano, ricercò a ogni costo un’alleanza con i nazisti tedeschi di Adolf Hitler e i fascisti italiani di Benito Mussolini. Tale alleanza si basava sul riconoscimento pubblico, da parte dell’Asse italo-tedesco, in merito all’indipendenza degli Stati arabi e al loro diritto di formare una Unione che riflettesse una ‘cultura prettamente musulmana e araba dominante’. Per ottenere questo risultato doveva essere evitata la possibile creazione di una patria ebraica in Palestina. Ipotesi questa sempre professata dagli inglesi fin dallo sterminio degli ebrei in Russia ai tempi dello Zar circa sessanta anni prima.

Al-Husseini candidava se stesso come rappresentante spirituale e politico di questa nuova Unione araba, in cambio avrebbe collaborato con i governi tedesco e italiano per una campagna antibritannica e antiebraica coinvolgendo tutto il mondo arabo. Inoltre, il Gran Mufti promise una campagna di violenza contro gli ebrei e le autorità britanniche in Medio Oriente e di far reclutare migliaia di giovani uomini di fede islamica per svolgere il servizio militare in Germania per supportare il lavoro delle SS contro gli ebrei in Europa.

Di questa collaborazione non è chiaro il seguito, l’unica cosa certa e che sia Hitler che Mussolini erano ben disposti a promuovere le ambizioni politiche del Gran Mufti di Gerusalemme. Una collaborazione, comunque sia, che ebbe fine nel 1945 in coincidenza con il termine della guerra. Le autorità francesi arrestarono al-Hussseini che però riuscì poi a scappare rifugiandosi in Egitto l’anno dopo, nel 1946. Al-Husseini dedicò il resto della sua vita a sostenere il nazionalismo palestinese e di agitazione contro lo stato di Israele. Ha continuato a produrre e diffondere la propaganda antisionista, antiebraica e antiisraeliana fino alla sua morte avvenuta in Libano il 4 luglio 1974.

Una ‘distorsione’ storica

Netanyahu - Hitler

In realtà Netanyahu ha proposto una distorsione storica di enorme dimensione perché le sue affermazioni rischiano di minimizzare l’Olocausto e il ruolo che ebbe il nazismo di Adolf Hitler nel terribile disastro contro il popolo ebraico. È innegabile il fatto che il Gran Mufti di Gerusalemme al-Husseini ha dato sostegno attivo al Fuhrer, ma è Hitler che ha scritto il libro “Mein Kampf“, tra l’altro molti anni prima, dove si legge la parola ‘sterminio’ e non ‘espulsione’ quando tratta il problema ebraico.

Ciò non toglie che sull’Olocausto vi siano state responsabilità di molti altri soggetti, contro i quali però l’Uomo non ha mai mosso un dito.

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