18082017Headline:

Turchia al voto: grande affluenza alle urne

Sono quasi 54 milioni i turchi che oggi sono chiamati alle urne per decidere il destino del loro paese.

Recep Tayyip Erdogan

Il primo ministro turco, Recep Tayyip Erdogan

L’esercizio del diritto al voto in Turchia si sta svolgendo in queste ore in un’atmosfera generalmente pacifica, nonostante la violenza che ha preceduto le elezioni durante la campagna elettorale in cui ci sono stati attacchi contro le sedi dei partiti e delle lotte nei comizi che hanno provocato una mezza dozzina di morti e centinaia di feriti. Fatta eccezione nella provincia di Urfa, dove si sono registrati dei disordini in varie località e, per questo, una ventina di persone sono rimaste ferite.

Particolarmente alto è l’afflusso alle urne. La partecipazione al voto della Turchia, nelle scorse elezioni, ha sempre fatto registrare tassi altissimi, anche dell’80/85%, ma questa volta potrebbe persino essere superata considerando le lunghe code che si stanno registrando in molte province, soprattutto nel sudest, dove è più concentrata la presenza della minoranza curda. Dopo quattro ore di voto è già stata superata la soglia del 50%. Anche nel nordovest della Turchia, roccaforte dell’opposizione, la stima sull’affluenza alle urne è quella che si potrebbe superare il 90%.

La sfida elettorale si divide fra il partito di maggioranza islamica AKP, oggi al potere con il suo presidente Recep Tayyip Erdogan, che naturalmente mira a essere rieletto, e quello della sinistra filo curda HDP, guidata da Selahattin Demartis. Questo movimento, fino a poco tempo fa, era considerato il braccio politico del gruppo armato PKK e ora punta a diventare l’alternativa di sinistra per il paese. La formazione HDP spera di poter ottenere una rappresentanza parlamentare superiore al 10% dei voti, la soglia minima per entrare in Parlamento, in modo così da ostacolare gli obiettivi del primo ministro turco. Erdogan, infatti, ha chiesto un voto massiccio per il suo AKP al fine di poter creare una repubblica presidenziale, probabilità che viene ostacolata dalla minoranza curda per evitare che la Turchia diventi una sorta di Stato dalla predominante cultura islamista.

Le urne si chiudono alle 17 (le ore 16 in Italia), se si registrasse la vittoria di Erdogan, si potrebbe aprire la strada a un presidenzialismo energico e autoritario, caratterizzato da un aumento dei poteri in capo alle forze dell’Ordine e a discapito della magistratura e da una forte censura nei confronti dei media, di Internet e persino contro la stessa Banca centrale, visto che il presidente turco l’ha aspramente criticata per aver voluto tagliare i tassi d’interesse.

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