18072018Headline:

Umberto Eco e il mondo degli imbecilli

Eco chiama in causa gli imbecilli di internet e questi subito gli si scagliano contro mentre gli intellettuali gli danno ragione.

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Umberto Eco

Umberto Eco

Chi ha ragione: Umberto Eco o gli imbecilli? A chi spetta l’ardua sentenza?

Finché a queste due domande non ci sarà una risposta chiara e intellegibile, è pleonastico pensare che nel frattempo impererà il “di tutto e di più”. Gli schieramenti sono tutti ben delineati: da una parte prendono posto gli imbecilli chiamati in causa, che subito si prodigano a fornire alibi e giustificazioni; dall’altra parte si piazzano gli intellettualoidi che corrono immediatamente in soccorso del professore, filosofo e scrittore.

Eppure Umberto Eco non ha detto nulla di strano, ha solamente esternato il suo pensiero dichiarando che:

“I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli”.

Inoltre, per Eco internet è un “dramma” perché promuoverebbe “lo scemo del villaggio a detentore della verità”. Detto questo, come se non bastasse, Eco ha affermato che il ruolo dei giornali dovrebbe essere quello di “filtrare con équipe di specialisti le informazioni di internet perché nessuno è in grado di capire oggi se un sito sia attendibile o meno”.

Beh, che ha detto di sbagliato?

Forse nulla, ma sicuramente ha sbagliato contesto. L’aver esternato la sunnominata frase dopo aver ricevuto dall’Università di Torino la laurea honoris causa proprio in “Comunicazione e Cultura dei media”, ha garantito un certo peso al componimento della frase così pronunciata. Ma nemmeno il neo dottore in “comunicazione e cultura dei media” può pretendere di avere la verità in tasca e il contesto, durante il quale ha manifestato la sua arguta saccenza, è paragonabile alla riunione degli imprenditori “ricchi” di Confindustria che si riducono a criticare gli operai “poveri”.

In quel caso, chi sarebbe per davvero il “povero” della situazione?

Umberto Eco non è da meno e non c’è nulla di male se uno come lui esprime “liberamente” il suo pensiero senza che, per questo, qualcuno debba “filtrare” le sue opinioni. Anche pensare che i giornali siano lo strumento di filtraggio dell’imbecillità, lo parifica a coloro che lui vuole zittire. Ognuno filtra da sé la propria convinzione senza che, per questo, ci sia qualcuno deputato a farlo per lui. E poi, se uno è imbecille ha ragione a considerarsi offeso, sentirsi dare dell’imbecille da un suo pari non è la migliore delle aspirazione, nemmeno per un imbecille convinto. Essere imbecille è un dato di fatto, è nel DNA dell’imbecille, non se l’è andata a cercare, è solo capitato a lui. Quindi essere imbecille è un problema, ma lo è solo per chi si sente imbecille per davvero. Eco ha esternato la sua personale opinione, forse non serviva dirlo pubblicamente perché, se sei un intellettuale, nella tua testa hai già maturato una certa idea su tutti gli imbecilli del mondo, e non solo quelli di internet, ma anche di quei tanti, tantissimi, anzi, troppi che si trovano ovunque si vada. Non è un caso se una famosa frase cita: “La mamma degli imbecilli (e degli idioti) è sempre incinta”.

Per cui lasciamolo dire, dopo tutto Umberto Eco ha solamente espresso il suo parere, e non lo ha fatto certo da intellettuale.

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